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Covid e palestre, i “sette giorni” di Conte e le perplessità dei gestori: «Norme in vigore ormai da 5 mesi»

Il nuovo dpcm del governo non cita ufficialmente centri sportivi e piscine, ma il premier anticipa: se non si adegueranno alle norme verranno chiusi tra una settimana. Per chi le gestisce la precisazione è superflua: «Siamo già in regola da mesi»

Palestre e piscine restano aperte, a patto che confermino di essersi adeguate al protocollo di sicurezza stabilito dall’ufficio Sport: il nuovo dpcm anti coronavirus disciplina di fatto indirettamente anche l’attività fisica svolta nei vari centri sportivi, su cui aleggiava lo spettro chiusura dopo l’aumento dei casi da coronavirus e diverse indiscrezioni poi non confermate.

Quello del premier Giuseppe Conte è stato, di fatto, un avvertimento: di palestre e piscine non si parla espressamente nel dpcm del 18 ottobre 2020, ma non significa che non verranno presi provvedimenti nel caso in cui i gestori non si adeguino agli standard di sicurezza imposti dall’Ufficio Sport. 

Al di là dei dubbi su chi si occuperà dei controlli, a lasciare perplessi diversi gestori di palestre, piscine e centri sportivi, è stato soprattutto l'avvertimento sui 7 giorni di tempo per adeguarsi a norme previste già da tempo, che molti, sin dalla riapertura dopo il lockdown, si sono dati da fare per adottare e mettere così in sicurezza le strutture. E che ora si trovano a gestire clienti confusi, che - a fronte del fatto che nella pratica poco o nulla cambia - hanno sentito parlare di chiusura nel caso in cui non vengano rispettati provvedimenti di già adottati.

«Abbiamo riaperto l’attività in forma ridotta, una sola sede delle nostre quattro, lo scorso giugno 2020 con obbligo di applicazione di protocollo sanitario conforme alle richieste ministeriali - spiega Annalisa Alcinesio, titolare della palestra Synergika - Per noi gli standard da rispettare sono quelli del Ministero dello Sport incrementati con quelli del Ministero dell’Istruzione poiché le nostre sedi sono palestre scolastiche e presentano maggiori restrizioni rispetto alle sedi private»

Per Alcinesio, a stonare sono le parole con cui il premier Conte ha sottinteso che vi siano palestre che ancora non si sono messe in regola con le norme anticoronavirus: «Il nuovo dpcm non dice molto di più di quello già stabilito in quello del 13 ottobre, ma lascia senza parole la parte del discorso di Conte in cui si dice che si lascia una settimana di tempo per adeguarsi a norme che sono in realtà in vigore per legge da cinque mesi. Noi tutti gestori ci siamo ormai adeguati da tempo e non ci risulta le palestre siano state fonte di focolai in questi mesi di regolare attività». 

«Per garantire la sicurezza di tutti noi tracciamo tutti gli accessi alle nostre sedi con una applicazione, tutte le attività sono ovviamente su prenotazione e a numero chiuso, abbiamo ridotto la numerosità delle classi in relazione alla capienza degli spazi conformemente alle richieste del ministero, rileviamo la temperatura all’ingresso, chiediamo l’igienizzazione obbligatoria delle mani, l’utilizzo della mascherina, abbiamo eliminato i pagamenti in contanti a favore della moneta elettronica evitando così assembramenti in segreteria, contingentiamo gli accessi a spogliatoi e bagni, igienizziamo ogni spazio e ogni strumento utilizzato durante ogni turno di allenamento e sanifichiamo giornalmente con prodotti virucidi tutte le nostre palestre. Questo ultimo aspetto della sanificazione è ben diverso dall’igienizzazione: in un centro sportivo che svolge le proprie attività in una sede privata va fatta solo nel caso in cui si verifichi la presenza di un soggetto positivo all’interno della struttura, a noi che utilizziamo spazi pubblici è richiesto obbligatoriamente con cadenza giornaliera».

Alcinesio ha riaperto a settembre, adottando tutte queste misure e facendo i conti con una riduzione, prevedibile, degli accessi alla struttura: «In seguito a 3 mesi di chiusura durante il lockdown e dopo aver trascorso tutti i mesi estivi con un’utenza che si è aggirata attorno al 14% di quella normal - spiega - a settembre ci siamo rimboccati le maniche per riavviare tutte le nostre sedi sempre nel rispetto del protocollo. In questo momento, dopo circa un mese di ripresa delle attività a “pieno regime”, abbiamo una utenza pari al 55% della scorsa stagione».

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