Lunedì, 20 Settembre 2021
Coronavirus Balbi - Zona Universitaria / Via Balbi, 5

Università, presidio Usb contro il green pass: "Non è una misura di sicurezza"

La protesta all'ingresso dell'università di via Balbi 5: "Lo scarico di responsabilità sui singoli e in particolare sui meno tutelati è alla base dell’applicazione del decreto nel nostro e nei vari Atenei"

Non si fermano le proteste contro il green pass nel giorno della nuova stretta con l'obbligo per i trasporti a lunga percorrenza, ma anche per quello che riguarda scuole e università. Certificato verde obbligatorio da settembre per il personale scolastico delle scuole (ma non per gli alunni) e delle università, dove invece dovranno esibirlo anche gli studenti. 

Nella mattinata di mercoledì 1 settembre, a partire dalle 7.30, si è formato un presidio con circa 20 persone (tra studenti e lavoratori) all'ingresso dell'università di via Balbi 5, organizzato dall'Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego della Liguria. 

L'Usb in una nota ha spiegato le ragioni della protesta: "Relativamente al periodo tra marzo 2020 e agosto 2021 dobbiamo rilevare come, nonostante le disposizioni legislative e i protocolli stilati, sia facile introdursi nelle strutture universitarie utilizzando diversi varchi dai quali possono entrare, girare e lavorare persone, senza che siano sottoposte alla misurazione della temperatura, potenzialmente infette e persino malintenzionati che potrebbero agilmente operare in un contesto dove sono presenti poche unità di personale. Ad oggi non ci risulta siano stati presi provvedimenti da parte dei due Rettori e dai due direttori amministrativi che si sono avvicendati, né dai dirigenti e dai responsabili a vario titolo coinvolti. Non ci risulta che tale situazione sia stata fatta oggetto di denuncia da parte delle figure preposte alla sicurezza, nonostante il nostro rappresentante in Rsu abbia sollevato la questione, ottenendo in tutta risposta niente più che sommarie rassicurazioni mai concretizzatesi in una presa in carico della problematica (tutt’oggi presente), alla quale si deve aggiungere il mancato adeguamento/ritardo nella stesura dei Dvr. In un simile contesto si arriva a settembre 2021, data fatidica a partire dalla quale verrà impedito a chi non esibisce il green-pass di entrare a lavorare".

"Ribadiamo come il green-pass non sia secondo noi una misura di sicurezza - prosegue la nota del sindacato di base - , lo dimostra la volontà da parte dell’Amministrazione di far rientrare in presenza tutto il personale Tabs al massimo della capienza consentita dalla normativa attuale: lo voleva fare a partire dal 23 agosto, poi si sono accorti che era necessaria una verifica delle postazioni e dei servizi igienici, lo faranno dal 20 settembre: il tutto a prescindere dal Dl 111 e dalla sua applicazione. Non comprendiamo la ratio in base alla quale molti colleghi, quasi tutta la Rsu e diversi Rls si siano schierati per l’applicazione del decreto senza se e senza ma: un sindacato, che solitamente richiede confronti su tutto ha invitato l’Amministrazione a produrre la circolare attuativa senza neppure passare dal tavolo sindacale. Lascia sbigottiti inoltre che alcuni Rls invochino addirittura punizioni per i certificatori, i ricattabilissimi operatori delle cooperative che non facciano appieno “il loro dovere”, lavoratori, che, è bene ricordarlo, con zero diritti e sempre più doveri, per stipendi irrisori sono tenuti nella precarietà, condizioni non percepite come tali proprio da coloro che dovrebbero difenderli".

"Il green-pass - conclude la nota dell'Usb - era stato introdotto con un altro spirito e il decreto che lo ha istituito ne vietava altri utilizzi. In Italia devi dare il consenso a vaccinarti, il Dl 111 tende ad estorcere tale consenso per una questione di responsabilità. Lo scarico di responsabilità sui singoli e in particolare sui meno tutelati è alla base dell’applicazione del decreto nel nostro e nei vari Atenei: non lo Stato ma i cittadini, non i dirigenti ma i dipendenti delle cooperative. L’eventuale concessione del tampone gratuito a tutti è solo un regalo ai sindacati concertativi che dovevano portare a casa qualcosa per evitare l’ennesima emorragia di tessere, ma non sposta di una virgola il problema; siamo sempre stati per maggiori investimenti sui tamponi e sequenziamenti che abbiano un senso, non per sprecare denaro pubblico per tamponare, si perdoni il gioco di parole, le falle di un provvedimento inutile, punitivo e raffazzonato. Stiamo valutando azioni legali a tutela di chi eventualmente si rivolgerà a noi, pur con tutte le difficoltà che comporta la mancanza di una consolidata giurisprudenza sul tema. Ma soprattutto continueremo la nostra battaglia sindacale, cercando di allargare il fronte di chi dissente con il coinvolgimento di tutti quelli, anche vaccinati, che, come noi, non vogliono smettere di ragionare".

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