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Natale blindato, tre ipotesi di lockdown e controlli potenziati. Toti: «La Liguria non è a rischio»

Attesa oggi la decisione del premier Conte sulle limitazioni per le festività natalizie. Certo è, ormai, che ci saranno, ma la severità varia a seconda degli scenari

Che sia continuo o “alternato”, il lockdown di Natale ci sarà. Dopo giorni di indiscrezioni su durata e modalità dell’inasprimento delle misure, e sulla possibilità che arrivi un nuovo dpcm o un’integrazione a quello in vigore, sembra ormai chiaro che gli spostamenti, con assembramenti, pranzi e cenoni annessi, a Natale e a Capodanno saranno vietati.

Natale e lockdown, che cosa decide Conte?

Il premier Giuseppe Conte ormai da giorni sta portando avanti una trattativa con i suoi stessi ministri, l’opposizione e le Regioni per cercare di trovare una soluzione che concili la necessità di tenere sotto controllo una curva del contagio che in alcune regioni ha ripreso a salire con la crisi economica in cui sono precipitate moltissime attività. Al tutto si aggiunge anche un’insofferenza ormai generalizzata di molti italiani, che sul Natale non transigono: dopo mesi chiusi in casa, Natale e Santo Stefano vanno passati con la famiglia. Non è un caso, dunque, che Conte stia prendendo tempo per cercare di inserire deroghe che possano andare incontro alle esigenze affettive.

A oggi le fazioni sono due: i rigoristi, che chiedono di chiudere tutto, indistintamente e indiscriminatamente, sino al 7 gennaio, e l’ala più liberale, quella cui appartiene anche il presidente della Regione, Giovanni Toti. Che da giorni ormai chiede che nelle regioni in cui la curva del contagio è sotto controllo venga concesso non solo di restare aperti, ma anche un po’ di libertà in più. Come quella, per esempio, di andare a trovare i parenti in comuni che distano pochi chilometri l’uno dall’altro, estendendosi su superfici che nelle grandi città diventerebbero semplicemente quartieri, e non comuni, diversi.

Un verdetto dovrebbe arrivare proprio oggi: tra mezzogiorno e le 3 è in programma una riunione con le Regioni, alle 18 è in programma il Consiglio dei Ministri, e Conte dovrebbe annunciare la decisione presa. Soprattutto perché di fatto non c’è più tempo: quello del 19 e 20 dicembre è l’ultimo weekend in cui, da ultime disposizioni, è possibile spostarsi tra regioni gialle. E visto che la stragrande maggioranza delle regioni oggi è diventata gialla, l’ipotesi esodo è decisamente concreta.

Natale 2020, come sarà il lockdown

A oggi sono tre le ipotesi di lockdown di cui si discute a Roma, con diversi gradi di “severità”: 

- la prima sembra rappresentare il compromesso preferito da Conte: tutta l'Italia in zona rossa dal 24 al 27 dicembre e dal 31 al 3 gennaio, gialla negli altri giorni. Libertà limitata, dunque, soltanto nei giorni di Vigilia, Natale, Santo Stefano e Capodanno, con i relativi prefestivi, e la possibilità di aggiungere all’elenco anche l’Epifania (5 e 6 gennaio)

- l’ipotesi più severa è quella che tutta l'Italia venga trasformata in zona rossa dal 24 dicembre al 7 gennaio: feste di Natale e Capodanno blindate, per arrivare a gennaio con maggiore cautela e prevenire un devastante impatto della terza ondata

- l’ipotesi a metà tra le due è invece quella di rendere tutta l'Italia zona rossa solo nei giorni festivi, e arancione - non si esce, dunque, dal proprio Comune - negli altri.

Natale, in Liguria Toti chiede maggiore libertà

A oggi non è neppure chiaro quanto le singole Regioni possano intervenire: interventi “migliorativi”, con aperture che superano quelle concesse dal governo, sicuramente no. I governatori possono però decidere di stringere ulteriormente le misure in vigore, come ha già fatto il presidente del Veneto, Luca Zaia, che ha imposto la chiusura dei confini comunali dalle 14 di sabato 19 dicembre.

Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, non è della stessa idea. E mentre il sindaco di Genova, Marco Bucci, prepara un’ordinanza per rendere pedonale dal weekend via XX Settembre e prevenire assembramenti, ribadisce che «a meno di una settimana dal Natale l'unica certezza che abbiamo è che le chiusure natalizie potrebbero costare in Liguria 200 milioni di euro. Ristoratori, baristi, fornitori non sanno ancora se e quando andremo in zona rossa e sono in un limbo che crea solo ulteriori difficoltà in un periodo già drammatico. Il tutto mentre i dati, giorno dopo giorno, ci confermano la regione con il minor indice di contagio di Italia. È quello che diremo fra poco al Governo: di tener conto dei numeri, di tutti i numeri». 

«Nessuno intende banalizzare o sottovalutare quello che stiamo vivendo - ha aggiunto Toti - perché siamo stati tra i primi a chiudere, ma credo che il sistema di misure diverse per regioni sulla base dei colori corrispondenti alla gravità della situazione stia funzionando e vada mantenuto anche nelle festività natalizie».

Dpcm Natale, le deroghe e i controlli

Sono comunque certamente attese deroghe anche alle misure più stringenti. Il governo sta valutando di consentire il pranzo o il cenone con due congiunti, e due permettere gli spostamenti per chi deve raggiungere parenti anziani o non auto sufficienti.

A prescindere dalle deroghe, il ministero dell’Interno è comunque stato chiaro: i controlli saranno potenziati al massimo, come confermato dalla ministra Luciana Lamorgese nel corso del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, cui giovedì hanno partecipato i vertici delle forze di polizia.

Il Comitato si è concentrato sulle feste analizzando il rischio anche dal punto di vista di minacce terroristiche, con un’attenzione più alta su obiettivi considerati sensibili, ma il focus è inevitabilmente rimasto sugli spostamenti.

Per la prevenzione dal rischio contagio, sono state dunque organizzate «mirate attività di controllo che interesseranno i locali pubblici e di intrattenimento, nonché le aree abitualmente ritrovo di giovani», sul fronte assembramenti. Sul fronte spostamenti, invece, sono stati pianificati «specifici servizi sulla rete viaria stradale e autostradale e, per evitare assembramenti, nelle stazioni ferroviarie, portuali ed aeroportuali, nonché presso i terminal di trasporto pubblico».

I controlli, insomma, saranno serrati e si concentreranno sia sui luoghi di aggregazione dei più giovani sia sulle principali arterie di trasporto: strade, autostrade, ferrovie.

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