Martedì, 21 Settembre 2021
Coronavirus

Covid e musei ancora chiusi, l’appello della direttrice di Palazzo Ducale: «Ci sentiamo invisibili»

Serena Bertolucci interviene su Facebook, con un pizzico di amara ironia, sul dibattito su aperture e chiusure che lascia fuori i musei e le iniziative culturali, chiusi con l’ultimo dpcm

«L’avete presente lo stregatto di Alice nel paese delle meraviglie, quello che rideva e diventava invisibile? Ecco perché a me sembra un po’ di essere diventata così».

A parlare è Serena Bertolucci, direttrice di Palazzo Ducale, in un post su Facebook in cui usa un pizzico di amara ironia per commentare il lungo dibattito su aperture e chiusure per coronavirus, e in cui di tutto si parla - dalle piste da sci ai cenoni passando per negozi e ristoranti - tranne che di musei e altri luoghi culturali.

«Come se non esistessimo. Come se fossimo, appunto, invisibili - sottolinea Bertolucci - I lavoratori della cultura esistono, eccome. Io ho a che fare con un manipolo di questi, che hanno costantemente lavorato per non lasciare sole le persone, per regalare comunque cultura, per far partecipare ad un patrimonio che cura, cura la mente. Tutti invisibili, tutti stregatti».

Bertolucci analizza la situazione dal punto di vista di chi è rimasto aperto con una serie di limitazioni sinché ha potuto, ed è stato poi costretto a chiudere con l’ultimo dpcm, consapevole che poco e nulla è stato detto, da allora, sul futuro del comparto cultura. Non solo musei, ma anche cinema, teatri, mostre.

«Ho a che fare con un luogo straordinario della cultura che non è più pericoloso di un centro commerciale appena inaugurato, ma che non lo può dimostrare. Perché invisibile. Stregatto pure lui - spiega la direttrice del Ducale - Ho a che fare con il patrimonio culturale materiale e immateriale della nostra nazione. Quello del famoso articolo 9, che  - ahimè - ho sentito usare pure a vanvera, troppo. Adesso non ne parla più nessuno. Perché invisibile. Altro stregatto. Non è che non ci siano motivi eh per questa situazione. Ne potrei citare decine, centinaia. Una cultura autoreferenziale, spesso vista come il proprio orticello, troppo alta per essere spesa con tutti, oppure di contro una cultura falsamente popolare perduta in eventi che hanno confuso accessibilità con banalità, o peggio ancora con il profitto, una cultura confusa col turismo e quindi pensata più per numeri che per idee... e così via».

«Gli errori del passato (e anche un po’ del presente) non devono essere la pozione che condanna tutti noi alla invisibilità - conclude Bertolucci - non devono essere l’alibi che rende invisibile la spina dorsale della nazione. Voi, almeno voi, non perdeteci di vista».

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