Coronavirus

Morte di Camilla, proseguono le indagini tra dubbi e ipotesi. Martedì l'autopsia

La 18enne morta per trombosi dopo avere ricevuto il vaccino Astrazeneca soffriva di una patologia che causa carenza di piastrine. La famiglia, però, ha ribadito che non era ereditaria e che non risultava nessuna malattia. Approfondimenti anche sulla terapia ormonale prescritta

Cartelle cliniche, relazioni, prescrizioni, scheda pre vaccino, osservazioni dei medici: l’intero iter medico seguito da Camilla Canepa nelle ultime settimane è al vaglio degli inquirenti per cercare di capire cosa sia accaduto tra il 25 maggio, giorno in cui la 18enne di Sestri Levante ha ricevuto il vaccino Astrazeneca durante un open day, e il 10 giugno, giorno in cui è morta all’ospedale San Martino.

Camilla è deceduta in seguito a una trombosi del seno cavernoso che le aveva causato, nei giorni successivi al vaccino, mal di testa, spossatezza e un generale malessere che l’aveva portata a un primo accesso al pronto soccorso di Lavagna. Era poi stata trasferita al San Martino, dove le sue condizioni si sono aggravate sino alla tragica e scioccante notizia della morte.

La procura di Genova, coadiuvata dai carabinieri del Nas, vuole fare chiarezza sia sulla terapia che la ragazza stava assumendo sia su quella patologia di cui tanto si è parlato nei giorni scorsi, la piastrinopenia autommine. E vuole capire, soprattutto, se vi siano eventuali responsabilità nella gestione del caso di Camilla.

Alcune risposte fondamentali dovrebbero arrivare dall’autopsia, fissata per domani ed eseguita da Luca Tajana e Franco Piovella: a oggi è emerso che nella scheda anamnestica, e cioè nel certificato da compilare prima della somministrazione del vaccino (ricevuto nel polo vaccinale di Chiavari), la ragazza non aveva indicato terapia farmacologica né tantomeno una patologia, che avrebbe potuto portare all’inserimento nella lista dei fragili e dunque a un diverso vaccino, Pfizer o Moderna. La famiglia di Camilla, tramite l’avvocato, ha voluto sottolineare che la ragazza non soffriva di alcuna malattia ereditaria: il dubbio è che la ragazza non sapesse di averla, e che i medici l’abbiano riscontrata dopo averla sottoposta a esami approfonditi post vaccino.

Nelle cartelle cliniche era infatti indicata la piastrinopenia autoimmune, una patologia che causa carenza di piastrine e che, combinata alla terapia ormonale che la 18enne stava assumendo, potrebbe avere aumentato il rischio di trombosi. Anche il medico che aveva prescritto la terapia - iniziata qualche giorno dopo il vaccino - verrà sentito per approfondire ulteriormente il quadro clinico di Camilla.

La tragedia ha intanto portato a una riflessione più approfondita e a nuove valutazioni sulla somministrazione di vaccini a vettore virale agli under 60, giovanissimi in testa, con conseguente stop: «Cordoglio e partecipazione alla mamma e al papà di quella ragazza e al resto della famiglia. È stata una cosa tristissima che non doveva accadere - ha detto il premier Mario Draghi domenica - È  molto difficile chiarire e ricostruire eventuali responsabilità, penso che sia una situazione in evoluzione così complicata».

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