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Messa di Natale anticipata, don Porcile: «Non guardiamo l’orologio, almeno su questo non litighiamo»

Il parroco della parrocchia di Sturla interviene sul dibattito che sta tenendo banco in questi giorni su celebrazioni religiose e coprifuoco: «Abbiamo bisogno di serenità, lasciate a noi e Conte valutare ciò che è meglio»

Basta litigare sulla Messa di Natale: l’appello arriva da un parroco, nello specifico da don Valentino Porcile, parroco della chiesa della Santissima Annunziata di Sturla, che ha deciso di intervenire sul tema di cui si dibatte ormai da giorni, e cioè anticipare la Messa di Natale di qualche ora per rispettare il coprifuoco.

La proposta era arrivata nei giorni scorsi, rilanciata anche dal ministro agli Affari regionali, Francesco Boccia. Obiettivo, evitare gli assembramenti e rispettare il coprifuoco, anticipando alle 22 la messa di mezzanotte. E se il presidente della Regione, Giovanni Toti, sembra propendere per maggiore libertà in questo senso, la Cei - Conferenza Episcopale Italiana - lo deciderà proprio oggi, mentre la Commissione Europea, nelle sue linee guida, dovrebbe mettere per iscritto il suggerimento di preferire alle messe in presenza iniziative online e in streaming. Il dibattito si è prevedibilmente gonfiato, ha “guadagnato” sfaccettature politiche, e alla fine, come spesso accade, sono stati i “piccoli” a prendere posizioni più moderate. 

È il caso di don Porcile, molto conosciuto a Genova anche per la visione innovativa in termini di cristianità, che da Facebook ha ammesso di essere «molto affezionato alla Mezzanotte come orario in cui celebrare la Messa di Natale», sottolineando che «quest'anno sarebbe la mia trentesima Messa celebrata da sacerdote a Natale, e non c'è stato un anno in cui l'abbia iniziata un minuto prima di mezzanotte». Però, «quest’anno ci sono moltissimi altri fattori di cui tengo conto nella mia scelta. I fattori sono non solo la tradizione dell’orario che a me personalmente, appunto, sta molto a cuore. I fattori sono anche e soprattutto altri. Li consegno a voi, li condivido, in semplicità. Non abbiamo bisogno di litigare tra di noi. Le persone hanno bisogno di serenità, di stare tranquilli».

«Ci avviciniamo al Natale con persone che hanno vissuto drammi di vita - ha prosegue Porcile - Perché hanno vissuto la morte di persone care senza neanche poterle salutare, lasciandole andare via vedendole per l’ultima volta caricare su un ambulanza e poi non sapendone più nulla.  Ci sono persone che hanno superato fisicamente il Covid, ma non lo hanno superato dentro, con strascichi di peso psicologico ed interiore che chissà quando passeranno. Ci sono famiglie che vivono una attesa drammatica: l’attesa del giorno in cui si riapriranno i licenziamenti. Non sapere che fine farà il tuo lavoro è drammatico. Ci sono imprese che lavorano solo a stagione, e che si sono sentite dire qualche giorno fa che le attività sciistiche sono un “superfluo”. Loro, che con la loro impresa fanno campare i propri figli. Vaglielo a dire, che il pane che si guadagnano è un “superfluo”. Potrei continuare ancora».

La conclusione è quindi quella di «lasciare che siano i Vescovi con il presidente Conte a valutare ciò che sia meglio. E noi occupiamoci di ritrovarsi serenamente attorno al Presepe senza guardare l’orologio, guardando solo al Bambino Gesù - conclude Porcile - Abbiamo bisogno di serena tranquillità. Si riesce a litigare su tutto. Riusciremo a non litigare almeno sulla Messa di Natale?».

E a chi ha criticato le sue parle, don Porcile ha risposto con toni sempre moderati: «Subire un dpcm che impone l'orario della Messa non lo accetteremmo mai. Chiedere che a decidere siano i Vescovi con le autorità, credo che sia la posizione più equilibrata. Prima di ogni cosa, i miei occhi vedono le cose che ho scritto. Dobbiamo uscire da questa pandemia. Quando ne saremo usciti vedremo cosa c'era dietro. Se si smarrisce la fede con lo spostare una Messa di Natale, siamo proprio messi male. Se invece, usciti dalla nebbia, ci renderemo conto che stavano suonando le loro trombe, stai tranquillo che le nostre campane le suoneremo ancora più forti».

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