Coronavirus, l’appello dei medici di famiglia: «Ci servono mascherine e saturimetri»

Il dottor Andrea Stimamiglio, segretario regionale della Fimmig, ha spiegato le complicazioni e le difficoltà nell’effettuare le visite a domicilio

Oltre 3mila persone in sorveglianza attiva a casa perché considerati possibile casi sospetti di infezione da coronavirus in Liguria, moltissime persone che non rientrano nella definizione di “casi sospetti” - e cioè che sono entrati in contatto con casi accertati o provengono da zone a rischio e hanno i sintomi - ma che presentano sintomi come febbre alta, tosse e difficoltà respiratorie. È il cosiddetto “sommerso” che il sistema sanitario regionale si trova ad affrontare, e cui deve dare una risposta, facendosi aiutare dai medici di famiglia. Che nei giorni scorsi sono stati al centro del dibattito anche per un botta e risposta con il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che a loro aveva chiesto maggiore collaborazione.

Lunedì sera, proprio il rappresentante dei medici di famiglia ha chiarito quali sono le difficoltà di azione sul territorio, legate principalmente alla mancanza di dispositivi di protezione e di strumenti che consentano di aiutare le persone e stabilire, se necessario, il ricovero in ospedale.

«Questa malattia è molto contagiosa, abbiamo molte decine di persone con la febbre - ha detto il dottor Andrea Stimamiglio, segretario regionale della Fimmig - ma nel 95% dei casi hanno fortunatamente un decorso benigno, guariscono grazie ai farmaci. In una ristretta parte di casi si possono avere complicanze come per esempio la polmonite. Noi ce ne accorgiamo con il saturimetro, che misura la percentuale di ossigeno con un sensore posizionato sul dito. Se nei primi giorni la percentuale di ossigeno è sempre regolare e poi crolla, noi ci accorgiamo che è un caso da mandare in ospedale, perché siamo in presenza di polmonite interstiziale».

«Ho avuto un centinaio di pazienti con la febbre, in tre casi si sono accorti che era crollata la saturazione e in ospedale li hanno ricoverati e tenuti perché sono risultati avere una broncopolmonite interstiziale - ha spiegato Stimamiglio - Abbiamo bisogno di saturimetri, noi stiamo portando alle famiglie i nostri, li lasciamo sul pianerottolo. Sono lieto di sapere che la regione si sta attivando per reperire i saturimetri»

Stimamiglio ha sottolineato che «è inutile fare i raggi in seconda e terza giornata, serve farli quando nella minoranza dei casi si ha la saturazione» per diagnosticare un’eventuale polmonite, e poi ha chiarito perché la maggior parte delle visite vengono fatte al telefono, senza andare direttamente a casa: «Non veniamo a casa perché, sopratutto con pazienti anziani, non avendo le protezioni c’è il rischio di contaminare la visita successiva, che è una cosa molto pericolosa. Cerchiamo di regolarci con la conoscenza del paziente, tramite telefono cerchiamo di limitare al massimo le visite. Io non vado a trovare mia madre di 95 anni perché non voglio portarle il nemico in casa: più mascherine ci sono, più noi possiamo operare direttamente a casa».

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Stimamiglio ha anche confermato che il progetto partito con Medicoop, medici di famiglia e Croce Rosa Rivarolose in Valpolcevera-  nove medici di base della Valpolcevera faranno visite domiciliari gratuite sia a pazienti con sintomi respiratori sia alle altre tipologie - dovrebbe gradualmente allargarsi anche al resto della città.

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