Ansia, smarrimento, depressione, la psicologa: «Ecco perché il lockdown negli anziani non è risolutivo»

Nelle ultime settimane si è parlato più volte della possibilità di limitare gli spostamenti solo degli over 70. Ma se in termini di contagio si può abbassare il rischio, ne risentono, e molto, altri aspetti

Rabbia, smarrimento, senso di isolamento e abbandono, tristezza: sono solo alcune delle sensazioni con cui lotta chi è costretto ad affrontare un lockdown, sensazioni che negli anziani sono amplificate.

L’argomento è quanto mai di attualità, alla luce della crescita esponenziale dei contagi da coronavirus e dall’ipotesi, ventilata anche dal presidente della Regione Giovanni Toti, di considerate un lockdown per over 70. Fascia di popolazione che conta, è vero, le persone più fragili al cospetto del virus e quelle in cui il tasso di mortalità è più alto, ma che ha anche un ruolo chiave nella società. Persone che sulla rete di parenti e amici, sul contatto e sulla presenza contano moltissimo, e che si vedrebbero confinati in casa, impossibilitati a vedere gli affetti più cari.

«Nel corso della prima ondata abbiamo notato un peggioramento generale del benessere psicologico negli anziani - conferma Luisa Marnati, vice presidente della sezione ligure della Società Italiana Psicologia dell'Emergenza e referente del progetto Senior Italia in Liguria - Abbiamo riscontrato un generale stato ansioso, tristezza, impotenza di fronte alla situazione, rabbia, ma il sentimento più forte è stato il senso di isolamento e abbandono: non potevano vedere i figli, i nipoti, gli amici, hanno rinunciato alla passeggiata quotidiana, alle partite a carte. Questo è successo anche nei centri diurni e nelle rsa».

Marnati, che durante la prima ondata si è impegnata con colleghi psicologici per fornire sostegno, principalmente tramite un call center gratuito, agli anziani, oltre allo stress e allo spaesamento ha notato anche una preoccupazione riguardante gli animali domestici: «Tanti anziani si sono preoccupati per canarini, gatti, conigli, per non parlare dei cani - spiega - Per loro la possibilità di non poter uscire per comprare le cose che servivano a loro, di non poter portare fuori il cane, è stato ugualmente devastante». 

L’arrivo della seconda ondata non ha fatto che peggiorare la situazione: «Pensavano di esserne usciti, come tutti - conferma Marnati - Avevano appena ripreso la vita di tutti i giorni, potevano vedere i figli, i nipoti, riprendere le attività normali. L’impatto è stato fortissimo: un amico è stato ricoverato due volte in psichiatria, per un tso, perché non capiva per quale motivo non gli facessero vedere i nipotini. Un’altra conoscente ha dovuto gestire la perdita del marito, il contagio del figlio, intubato, la sua stessa malattia, tutto nel giro di due giorni».

Quello che fa davvero paura, della malattia, non è la malattia in sé. Ma le conseguenze: «Tanti, tantissimi,  pensano “muoio da solo, senza poter vedere figli e nipoti, amici”. Ed è devastante quanto i sintomi della malattia stessa». 

Per Marnati, e in generale per chi si occupa di benessere psicologico sopratutto in terza età, chiudere in casa solo gli anziani non è la soluzione migliore: «L’isolamento selettivo ventilato in primis dal presidente della Regione Liguria è problematico. È vero che abbassiamo il livello di chi viene ricoverato o in terapia intensiva, ma c’è il grosso rischio di andare ad affrontare un aspetto etico, e al momento non abbiamo sottomano dati che confermino se effettivamente così facendo si va a favorire gli anziani e a sdrammatizzare la situazione, o si va ad aumentare in maniera aumentare le depressioni e le paure».

Privare gli anziani del contatto, che sia quello con le persone care o in generale di un contatto con altre persone, finisce per «fargli perdere il gusto di vivere - spiega ancora Marnati - Abbiamo un riscontro in termini di perdita di peso e problemi del sonno: si va incontro a una sofferenza psichica e somatica che sarebbe un danno maggiore rispetto a una mortalità. Anche perché il rischio zero non esiste: basti pensare ai conventi di suore di clausura che sono stati infettati, perché basta un solo contatto sbagliato e il contagio parte. Anche l’idea di fare covid hotel è sbagliata: come nella residenza per anziani, se si infetta una persona si infettano tutti».

Che fare, dunque, per provare a proteggere gli anziani, fascia più fragile, su tutti i livelli? «Prudenza estrema, senza integralismo - Ci si vede a distanza, sinché si può nel rispetto delle norme, ma ci si vede, con distanziamento personale. Ci manca il contatto fisico, anche se lo strumento tecnologico è utilissimo: c’è chi ha cambiato il telefono, nelle case di riposo la videochiamata è stata una svolta».

Gli esperti, poi, possono aiutare. Nel corso della prima ondata è stato attivato con Federanzini un call center gratuito dedicato a chi ha bisogno di assistenza psicologia, servizio rinnovato per la seconda ondata, cui si affiancano iniziate locali come una telefonata quotidiana condotta da uno psicologo che va a indagare non tanto la salute fisica, quanto quella psichica.

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