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Martedì, 30 Novembre 2021
Coronavirus

Covid, Liguria pronta a tornare gialla ma resta il nodo ristoranti: «Noi restiamo arancioni»

La regione ha un Rt sotto l'1, intorno allo 0,8, e si prepara a riaprire. Per i ristoratori però si tratta di "una finta apertura" visto l'obbligo di garantire un posto a sedere all'aperto per poter servire i clienti

La Liguria si prepara a tornare in zona gialla: con un Rt sotto l’1 - intorno allo 0,80 - la regione da lunedì 26 aprile tornerà nella fascia a basso rischio, come gran parte delle regioni italiane.

Con l’ingresso in zona gialla, in Liguria riapriranno i bar e i ristoranti che garantiscono un posto all’aperto, non solo a pranzo ma anche a cena, e riprendono anche le lezioni in presenza. Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha però chiarito che ha intenzione di consentire la presenza in aula per le superiori solo al 70%, per poi valutare se estenderla al 100% «se ci saranno le condizioni». L'ordinanza entra in vigore il 26 aprile e lo resta per due settimane.

«Sono state firmate le ordinanze, siamo ufficialmente in zona gialla e da lunedì scatteranno le misure di cui si è molto discusso e un po’ polemizzato in questi ultimi giorni, ma che consentiranno una serie di attività di ripresa e gli spostamenti - ha confermato Toti venerdì sera - Abbiamo iniziato stamattina a parlare con il ministero e con i nostri tecnici della sanità per il certificato green per gli spostamenti in regioni arancioni e rosse, che verrà predisposto con una piattaforma unica come previsto da decreto. Sino a quella data stiamo ragionando di come ottemperare alle esigenze dei cittadini a partire da lunedì, quando entrerà in vigore ordinanza che prevede 70% di didattica in presenza alle superiori».

«Abbiamo superato il picco di qualche settimana fa, da due settimane assistiamo a una decrescita dell’incidenza e siamo tornati a quella di gennaio, in modo omogeneo - ha aggiunto il direttore della Prevenzione di Alisa, Filippo Ansaldi - Le tre ondate dall’inizio della circolazione del virus mostrano come dopo la seconda ondata, la terza ondata, oggi in fase di decremento, abbiamo avuto un impatto decisamente diverso rispetto al resto d’Italia, con -30% dei casi e due volte e mezzo in meno di casi rispetto a quelli delle altre regioni. Abbiamo un Rt di 0,82, che ci mette in scenario 1, da zona gialla, e tutto il report dice che la Liguria ha una

buona capacità di monitoraggio e accertamento diagnostico».

Ansaldi ha confermato l’efficacia del vaccino soprattutto sulla fascia di popolazione più anziana: «L’atteso, in termini di casi, era molto più in alto rispetto a quanto osservato. Abbiamo evitato il 50% di casi negli over 80 grazie alla vaccinazione, e più di 2.700 casi in questa fascia d’età».

Liguria in zona gialla, il nodo ristoranti: «Per noi finta riapertura»

Anche il mondo della cultura e degli spettacoli può ripartire dal 26 aprile, anche se la maggior parte delle strutture si sta attrezzando per adeguarsi alle norme e potrebbe rimandare la riapertura di qualche giorno. Sul fronte ristoranti, invece, la Fiepet si è nuovamente fatta sentire per puntare il dito contro le modalità di riapertura: solo per locali con dehor, e con il coprifuoco alle 21.

«Questo decreto non rappresenta una vera apertura - sottolinea Alessandro Simone, vicepresidente Fiepet Confesercenti Genova -. Da lunedì la Liguria tornerà in zona gialla, ma i pubblici esercizi rimarranno arancioni, ed è inaccettabile che le nuove norme non menzionino nemmeno il servizio di somministrazione al banco. Per i gestori sarà molto difficile, per non dire impossibile, riuscire a gestire l'afflusso dei clienti, indotti a pensare che sia effettivamente possibile entrare e consumare quando, in realtà, dovranno comunque essere allontanati dalle adiacenze del locale per consumare l'asporto. O almeno, questo è quello che succederà per tutti i locali che non dispongono di spazi esterni».

«Per i pochi, fortunati esercizi che invece hanno a disposizione un dehors - prosegue Simone -, sarà ugualmente un disastro gestire la rotazione ai tavoli: non è pensabile temporizzare in maniera rigida la consumazione, il cliente non è un bancomat, ma una persona che ha diritto ai suoi tempi e ai suoi spazi. Il protrarsi di questa situazione ci sta portando all'esasperazione: vediamo aumentare ogni giorno il numero dei vaccinati e diminuire quello dei contagi, eppure le limitazioni per bar e ristoranti restano invariate».

«Tutti noi esercenti abbiamo accolto con grande piacere la nuova programmazione riguardo le riaperture e ovviamente ognuno di noi punta alla ripresa, per uscire dalla grande difficoltà economica attraverso il lavoro invece che con i sostegni. Allo stesso tempo però, dopo aver letto il decreto, siamo rimasti attoniti rispetto all'apertura dei locali con spazi esterni e all'orario ristretto del coprifuoco alle 22. Così come è proposta, la norma diventa discriminatoria nei confronti di più del 70 % dei pubblici esercizi che non hanno dehors e comunque, in caso di maltempo, crea dei problemi gestionali rilevanti anche a chi li possiede - aggiunge Matteo Zedda, ristoratore associato Fiepet. - Inoltre restano in piedi tantissime altre domande rispetto servizio d'asporto per i bar e ad altre casistiche che non vengono menzionate. Un'incertezza che metterà in grande difficoltà, innanzitutto, proprio chi dovrà vigilare, e lascerà noi esercenti nel limbo di una gestione confusa del servizio. A questo punto auspichiamo che siano le stesse autorità deposte ai controlli a richiedere maggiore chiarezza, la nostra categoria non può sempre suggerire come fare bene il proprio lavoro a chi ci governa».

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