Venerdì, 30 Luglio 2021
Coronavirus

Coronavirus, Liguria zona arancione da mercoledì

L'annuncio in serata dal governatore ligure Giovanni Toti: provvedimenti in vigore da mercoledì 11 novembre e per almeno 14 giorni

La Liguria passa, come temuto e previsto, in zona arancione.

La notizia è arrivata lunedì sera dal presidente della Regione, Giovanni Toti, in contatto con il ministero della Salute dopo la riunione che si è tenuta proprio lunedi pomeriggio a Roma per discutere di una riassegnazione dei colori ad alcune regioni di fatto in bilico tra una fascia di rischio e l'altra.

Da gialla, e a rischio moderato, la Liguria passa dunque alla zona arancione, quella classificata a rischio alto: «La Liguria da mercoledì 11 novembre diventerà zona arancione per i prossimi 14 giorni. Me lo ha appena comunicato il ministro Speranza - ha detto Toti - Pur rimanendo perplesso sulla differenza di trattamento rispetto alla scorsa settimana, a fronte di numeri più o meno simili, ritengo sia doveroso non entrare in polemica con il Governo e prendere atto di questa decisione. Indubbiamente i nostri ospedali sono sotto forte pressione, il mondo medico chiede interventi e in queste situazioni riteniamo che il criterio di prudenza debba sempre prevalere».

Covid, area arancione: cosa si può fare e cosa no, le Faq del Governo

Liguria zona rossa: bar e ristoranti chiusi, stop a spostamenti fuori dal comune

I nuovi provvedimenti entreranno in vigore mercoledì per lasciare il tempo a bar, ristoranti, pub, gelaterie e altre attività di adattarsi: per loro le regole cambiano, con la chiusura per l'intera giornata al pubblico e la possibilità di fare servizio di asporto sino alle 22, e consegna a domicilio senza limiti. Sul fronte spostamenti, i residenti in regioni di colore arancione non possono uscire dal territorio del loro comune di residenza o domicilio.

Con la Liguria, in zona arancione - e dunque nella fascia di rischio considerato alto - ci sono Puglia e Sicilia, arancioni già dalla prima assegnazione, e si uniscono Abruzzo, Umbria, Basilicata e Toscana. La cartina dell'Italia, insomma, da in gran parte gialla si tinge di arancione, segno che con l'aggiornamento dei dati - un processo lungo e laborioso che richiede tempo - emerge la crescita e la diffusione del virus.

La nuova assegnazione è stata infatti adottata sulla base del report 26, che si riferisce ai dati del monitoraggio della settimana che va dal 26 ottobre all'1 novembre, e i parametri usati per assegnare i "colori" e dunque le fasce di rischio sono 21. Tra questi l'R con T, il tasso di contagiosità del virus (stando a quanto detto da Toti in Liguria resta intorno all'1,5) e la tenuta degli ospedali a fronte dei ricoveri in bassa e media intensità di cura e nelle terapie intensive.

zona arancione divieti

Fascia arancione, cosa si può fare e non si può fare

Nella fascia arancione sono vietati gli spostamenti dal territorio regionale e anche da quello del proprio comune di residenza o domicilio. 

Dalle 22 alle 5 - in tutta Italia - sono vietati tutti gli spostamenti se non sono motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute.

Bar, ristoranti, pub e gelaterie, aperte con il giallo, sono aperti solo per la vendita da asporto, consentita dalle 5 alle 22, e per la consegna a domicilio, consentita senza limiti di orario. Restano aperti i ristoranti degli alberghi per i clienti che vi alloggiano, ed è consentita senza orari la ristorazione solo all’interno dell’albergo o della struttura ricettiva in cui si è alloggiati. 

Ci si può spostare dal proprio Comune solo per usufruire di servizi non disponibili nel proprio Comune (per esempio: andare all’ufficio postale o a fare la spesa, se non ci sono tali uffici o punti vendita nel proprio Comune). È sempre consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

Dalle 5 alle 22 non è necessario motivare gli spostamenti all’interno del proprio comune. Per spostamenti verso altri Comuni, è per chi si sposta dalle 22 alle 5 anche all’interno del proprio comune, si deve essere sempre in grado di dimostrare che lo spostamento rientra tra quelli consentiti con l’autodichiarazione, con possibilità di controlli successivi. 

È sempre possibile uscire per andare al lavoro, anche se è consigliato lavorare a distanza, quando possibile, o prendere ferie o congedi. “Comprovate” esigenze significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al (dal) lavoro, anche tramite l’autodichiarazione.

Si può uscire a fare una passeggiata o attività motoria, sempre dalle 5 alle 22, ed è possibile utilizzare la bicicletta per tutti gli spostamenti consentiti, mantenendo la distanza di almeno un metro dalle altre persone. È inoltre consentito utilizzarla dalle 5 alle 22 per svolgere attività motoria all’aperto, sempre nel rispetto del distanziamento di almeno un metro, e per svolgere attività sportiva, nel qual caso il distanziamento deve essere di 2 metri.

Sul fronte auto, è possibile viaggiare in auto con persone non conviventi a patto che con solo il guidatore stia nella parte anteriore della vettura, e i passeggeri, due al massimo, stiano dietro, con un sedile in mezzo a divederli e con la mascherina. 

Ricoveri, da mercoledì attivo ospedale da campo al San Martino

Prosegue intanto la ricerca di posti letto dopo avere toccato la quota 1.500 ricoverati negli ospedali liguri.

Archiviato per ora il progetto dell’ospedale alla Fiera di Genova, ès stato montato quello da campo davanti al San Martino con l’aiuto della Croce Rossa e della Protezione Civile. La struttura entrerà in funzione tra pochi giorni, e sarà di supporto al pronto soccorso, potendo ospitare 24 persone in posti letto attrezzati.

«I pronto soccorso restano purtroppo la nostra strettoia di accesso al sistema sanitario - ha spiegato il governatore ligure Giovanni Toti - questo nonostante gli appelli che continuo a fare di andare al pronto soccorso solo se davvero si è in pericolo serio per la propria salute, altrimenti la rete dei medici di famiglia, dei pediatri di libera scelta e la medicina del territorio possono supportare, con adeguati protocolli gestiti sempre attraverso questo ospedale, una corretta assistenza domiciliare».

Sul fronte posti letto, Regione e Alisa lavorano su più fronti: da un lato quelli “mobili”, come le tende davanti al San Martino e il recupero in strutture residenziali protette e hotel - 100 posti sono pronti all’interno di un hotel nella zona del Porto Antico - dall’altro quelli ricavati in reparti chiusi e convertiti, negli ospedali Micone ed Evangelico, nel padiglione C del Galliera, i cui lavori di ristrutturazione partiranno a breve. 

«È una soluzione di emergenza, come molte di quelle che stiamo trovando - ha detto Toti - All’epoca la nave ospedale è costata di meno ed è stata più efficiente, ma oggi la nave non c’è e quindi facciamo di necessità virtù, recuperando il padiglione C per una cinquantina di posti letto a bassissima intensità di cura. Non è un’operazione facile come qualcuno dice perché ci sono permessi e agibilità dei vigili del fuoco da verificare, c’è un impianto di gas medicali che non funziona più. La facciamo perché non vogliamo rinunciare a nessuna opportunità. Su questo oggi ci sarà una riunione della nostra Protezione Civile con i vertici dell’ospedale. Superata l’emergenza quel padiglione verrà nuovamente chiuso per i lavori che quell’ospedale, nella sua missione sanitaria, effettuerà insieme all’intera riqualificazione di quell’area».

L’assessore alla Protezione civile, Giacomo Giampedrone, ha confermato che la struttura davanti al San Martino entrerà in funzione da mercoledì e sarà gestita dal personale sanitario dell’ospedale: «Stiamo finendo tutta la parte tecnica degli allacciamenti per i 24 posti letto che sono dotati di tutto quello che serve per assistere un paziente nel migliore dei modi - ha detto Giampedrone - Si tratta di una struttura prettamente sanitaria, quindi diversa da quelle che stiamo gestendo direttamente come Protezione civile all’esterno degli ospedali». 

L’obiettivo è arrivare entro la settimana ad altri 270 posti letto sparsi su tutto il territorio regionale, da ponente a levante, che verranno messi nella disponibilità del sistema sanitario ligure: «La parte dei servizi alla persona farà capo alla Protezione civile regionale - ha detto Giampedrone - mentre l’assistenza sanitaria farà capo alle Asl competenti per territorio. Si tratta in questo caso di posti letto a bassa e bassissima intensità di cura, per pazienti positivi al Covid clinicamente guariti o che comunque hanno un decorso non grave. In questo modo si liberano letti ospedalieri che saranno destinati a pazienti con un quadro clinico più grave». 

Dei nuovi posti letto, 140 sono già attivi mentre 130 saranno attivati nelle prossime ore: «Ci tengo a ribadire - ha concluso Giampedrone - che questi 270 posti garantiscono un equilibrio regionale, sulla base di spostamenti e dimissioni effettuati dai vari ospedali».

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Coronavirus, Liguria zona arancione da mercoledì

GenovaToday è in caricamento