Liguria arancione, senza locali il centro storico resta al buio: «Così ancora più pericoloso»

La serrata di bar e ristoranti non ha un impatto soltanto sull'economia, ma anche sulla vivibilità e la sicurezza di una zona già martoriata e difficile

Liguria in zona arancione, e per i titolari bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie e tutti quei locali aperti al pubblico per bere e mangiare scatta la serrata. Una serrata che arriva dopo pochi giorni in cui i locali potevano tenere aperto solo sino alle 18, e dopo settimane in cui nel centro storico si fa i conti con numero del contagio sempre più alti che hanno portato ad adottare prima misure più restrittive.

Il centro storico ha indubbiamente pagato un prezzo più alto rispetto al resto della città. Dopo anni di lotta al degrado, allo spaccio e all’illegalità, sopratutto in alcune zone della città vecchia, è arrivato il coronavirus: alla prima ondata e al lockdown generale i piccoli imprenditori del mondo della ristorazione hanno resistito soffrendo e adattandosi a una situazione nuova, e la breve pausa estiva è stata un cerotto su una ferita da proiettile. 

Con la seconda ondata, la situazione si è fatta critica, soprattutto perché è nel centro storico che è partito, a settembre, un cluster che ha portato a diverse ordinanze locali che imponevano, tra le altre cose, di attraversarlo solo con la mascherina e, insieme con altre tre zone della città, di un coprifuoco dalle 21 che vige ancora oggi (per il resto della Liguria e dell'Italia è dalle 22 alle 5). Vero è che nei ristoranti e nei bar aperti si poteva andare anche in quelle fasce orarie, ma la paura del contagio, dopo settimane di battage, è stata tanta, e alla fine il passaggio si è azzerati e alcuni ristoranti e bar hanno deciso di tenere chiuso pur potendo tenere aperto. Si è poi passati alla chiusura obbligata alle 18, rinunciando anche al rito dell'aperitivo, sino ad arrivare a oggi, 11 novembre, giornata in cui bar e ristoranti hanno chiuso in tutta la Liguria, tutto il giorno, con solo servizio da asporto e consegna a domicilio.

L’impatto economico della misura è ormai noto, e le difficoltà in cui sono precipitati i titolari e i gestori di bar, ristoranti e locali con servizio al tavolo sono ormai note. Nel centro storico, però, la situazione è ancora più complessa, perché soprattutto in alcune zone, con la chiusura di bar e ristoranti si sono persi anche quei presidi che illuminavano vicoli bui ormai già alle 18, e che contribuivano ad aumentare (non solo la percezione) la sicurezza. Il nuovo dpcm, insomma, ha esacerbato criticità note da tempo, trasformando i vicoli, con il buio, in una terra di nessuno.

Le conseguenze della chiusura anticipata dei ristoranti si erano viste già con l’ordinanza regionale: furti nei locali chiusi, atti di vandalismo, assembramenti (a volte senza mascherine) soprattutto tra chi popola i vicoli con il buio, principalmente pusher. Soltanto la scorsa settimana la titolare di Jalapeno, tapas bar di Via della Maddalena già preso di mira in passato, si è ritrovata la porta d’ingresso distrutta: 

«Da quando ho aperto ho voluto presidiare la via, perché considero che sia importante e che i bar siano un presidio. Adesso per il dpcm non posso farlo, aprivo alle 18, adesso devo chiudere a quel ora. Mi rimbocco le maniche, mi metto a fare consegne a domicilio - è lo sfogo dello scorso 8 novembre - mentre faccio due chiacchiere dopo avere messo a letto i miei figli arrivano messaggi dei vicini che mi sono entrati nel locale: abbiamo chiamato alla polizia, corsa fino al locale, trovare la sorpresa: vedere che sono neanche le 23, e io a quell’ora da più di 7 anni presidio la via».

In via San Luca la situazione è, se possibile, ancora più difficile: all’angolo con vico Mele - porzione di centro storico su cui, in epoca pre pandemia, anche questore e procuratore di Genova si erano concentrati - lo spaccio si conduce ormai senza freni, e il passaggio delle forze dell’ordine funziona da deterrente temporaneo. Perché senza le luci dei ristoranti e dei locali, e con il coprifuoco che limita il passaggio e riduce le persone in giro, i pusher da dietro la mascherina si sentono ancora più tranquilli: «La situazione è molto complessa - conferma il titolare di un esercizio commerciale  della via - la percezione della sicurezza si è abbassata».

La preoccupazione, insomma, non riguarda lo stato attuale - per quanto preoccupante - ma ciò che accadrà dopo, e come il centro storico, in alcune zone soprattutto, riemergerà da chiusure e coprifuoco.

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