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Domenica, 28 Novembre 2021
Coronavirus

Coronavirus, ora è ufficiale: la Liguria resta in zona gialla

Al momento la Liguria è al di sotto della soglia critica, fissata al 30% dal ministero della Salute, per l'occupazione dei posti letto da parte di pazienti con covid-19

«La Liguria anche la prossima settimana (dall'9 al 14 marzo) resterà in zona gialla. Me lo ha confermato il ministro della Salute Speranza al telefono. Unica regione del nord Italia che mantiene questo colore». Così il presidente della Regione Liguria e assessore alla Sanità Giovanni Toti.

Al momento la Liguria è al di sotto della soglia critica, fissata al 30% dal ministero della Salute, per l'occupazione dei posti letto da parte di pazienti con covid-19, e si attesta al 25%. Ma il quadro nazionale degli ultimi giorni inizia a destare preoccupazione.

Si registra «per la quinta settimana consecutiva un peggioramento nel livello generale del rischio. Solo una Regione, la Sardegna è a rischio basso». Lo sottolinea la bozza del report del monitoraggio settimanale Iss-ministero della Salute relativo alla settimana dal 22 al 28 febbraio, con aggiornamento al 3 marzo.

«Sono 14 le Regioni e province autonome con una classificazione di rischio moderato: Basilicata, Calabria, Lazio, Liguria, Molise, Piemonte, provincia di Bolzano, provincia di Trento, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto - prosegue il report -. Di queste nove hanno un'alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane: Calabria, Molise, Piemonte, le provinca di Trento, Puglia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto».

Insomma, i dati relativi alla nostra regione sono al momento migliori di altre. Ma per restare in zona gialla, molto dipenderà da quello che succederà la prossima settimana, in particolare per quanto riguarda i contagi riconducibili alle varie varianti.

In Italia al 18 febbraio scorso la prevalenza della cosiddetta 'variante inglese' del virus Sars-CoV-2 era del 54,0%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra lo 0% e il 93,3%, mentre per quella 'brasiliana' era del 4,3% (0%-36,2%) e per la 'sudafricana' dello 0,4% (0%-2,9%). La stima viene dalla nuova 'flash survey' condotta dall’Iss e dal ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler.

Per l’indagine è stato chiesto ai laboratori delle Regioni e Province autonome di selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus, secondo le modalità descritte nella circolare del ministero della Salute dello scorso 17 febbraio.

Il campione richiesto è stato scelto dalle Regioni/PPAA in maniera casuale fra i campioni positivi garantendo una certa rappresentatività geografica e se possibile per fasce di età diverse. In totale, hanno partecipato all’indagine le 21 Regioni/PPAA e complessivamente 101 laboratori, e sono stati effettuati 1296 sequenziamenti. 

Queste le principali riflessioni emerse dalla survey

  • La cosiddetta 'variante inglese' sta diventando quella prevalente nel paese, e in considerazione della sua maggiore trasmissibilità occorre rafforzare/innalzare le misure di mitigazione in tutto il Paese nel contenere e ridurre la diffusione del virus mantenendo o riportando rapidamente i valori di Rt a valori <1 e l’incidenza a valori in grado di garantire la possibilità del sistematico tracciamento di tutti i casi.
  • Dai dati emerge una chiara espansione geografica dall’epicentro umbro a regioni quali Lazio e Toscana della cosiddetta 'variante brasiliana', che deve essere contrastata con le massime misure di mitigazione.
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