Coronavirus, per l’Ons in Liguria zero contagi dal 14 maggio

L'Osservatorio Nazionale sulla Salute ha elaborato una tabella in cui vengono indicate le date, regione per regione, in cui la curva del contagio dovrebbe azzerarsi: «Necessaria estrema prudenza per la fase 2»

La curva del contagio da coronavirus della Liguria dovrebbe azzerarsi il 14 maggio: sono le previsioni dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute, che ha diffuso uno studio in cui vengono analizzati i contagi regione per regione ed elaborate date fondamentali per capire quando, e come, le regioni potranno essere riaperte.

Per la Liguria, la previsione è di un azzeramento dei contagi a partire da 10 giorni dopo l’attuale termine del “lockdown” nazionale imposti dal premier Giuseppe Conte. La tabella elaborata dall’Osservatorio tiene conto dei contagi e dei decessi registrati fino al 17 aprile, prevedendo che saranno Basilicata e Umbria, che al 17 aprile contavano rispettivamente solo 1 e 8 nuovi casi, a raggiungere per primi la “quota zero”, già a partire dal 21 aprile. 

Senza molte sorprese, tra le ultime a raggiungere zero contagi (a fine giugno) c’è la Lombardia (64.135 contagi e 11.851 morti), seguita dalle Marche (5.668/785). Emilia-Romagna (21.834/2.903) e Toscana (8.110/602) dovrebbero registrare zero contati il 29 e il 30 maggio, il Veneto (15.374/1.026) il 21 maggio, come il Piemonte (19.803/2.171). La Liguria (6.188/866), come detto, il 14 maggio. 

tabella previsioni zero contagi

Le proiezioni sono state fatte dagli esperti dell'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle regioni Italiane, coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio e ordinario di Igiene all’Università Cattolica, e dal Dottor Alessandro Solipaca, Direttore Scientifico dell’Osservatorio.

«In questo momento è quanto mai necessario fornire una valutazione sulla gradualità e l’evoluzione dei contagi, al fine di dare il supporto necessario alle importanti scelte politiche dei prossimi giorni», ha detto Solipaca, a fronte di una situazione italiana in cui il nuovo coronavirus ha provocato oltre 22.,700 decessi e 172.400 contagi. Estrema prudenza, dunque, per quanto rigaurda la riapertura delle regioni e la ripresa delle attività, per evitare ripecussioni che sarebbero pesantissime in caso di nuova ondata di contagi.

«L’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane ha effettuato una analisi con l’obiettivo di individuare, non la data esatta, ma la data prima della quale è poco verosimile attendersi l’azzeramento dei nuovi contagi - ha aggiunto Solipaca - e si basa sui dati messi a disposizione quotidianamente dalla Protezione Civile dal 24 febbraio al 17 aprile».

I modelli statistici stimati per ogni Regione sono di tipo regressivo (di natura non lineare) e, quindi, non sono di tipo epidemiologico, pertanto non fondati sull’ammontare della popolazione esposta, di quella suscettibile e sul coefficiente di contagiosità R0, ma approssimano l’andamento dei nuovi casi osservati nel tempo: «Le proiezioni effettuate evidenziano che l’epidemia si sta riducendo con estrema lentezza - concludono dall'Ons - pertanto questi dati suggeriscono che il passaggio alla così detta “fase 2” dovrebbe avvenire in maniera graduale e con tempi diversi da Regione a Regione. Una eccessiva anticipazione della fine del lockdown, con molta probabilità, potrebbe riportare indietro le lancette della pandemia e vanificare gli sforzi e i sacrifici sin ora effettuati»

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