Coronavirus, scendono Rt e ricoveri: «Già dalla settimana prossima numeri da zona gialla»

La pressione sugli ospedali e i pronto soccorsi allenta la morsa, i nuovi casi crescono meno, ma la prossima settimana resta decisiva per un eventuale declassamento e in vista del Natale

La Liguria resta in fascia arancione nell’ambito delle misure anticoronavirus, almeno per un’altra settimana, ma i numeri suggeriscono che già alla fine della prossima settimana i numeri saranno da zona gialla.

Il presidente della Regione, Giovanni Toti, ha però suggerito «una riflessione sulla possibilità di restare in zona arancione almeno sino al 3 dicembre», pur confermato che sia la pressione sugli ospedali sia la penetrazione del virus sono diminuite. Anche in vista della possibile apertura per Natale, però, «è opportuno fare sacrifici in più oggi per evitare guai in più domani».

Nessun declassamento, insomma, per la Liguria, che con l’ultimo dpcm era partita in giallo (come zona a rischio moderato) per poi passare, dopo qualche giorno, in arancione, alla luce soprattutto del numero dei ricoverati negli ospedali e del numero di nuovi contagi, che per diversi giorni sono saliti a 4 cifre. Da qualche giorno, invece, i nuovi positivi salgono ancora, ma a pari numero di tamponi - orami una media di oltre 5mila al giorno - crescono più lentamente e a tre cifre.

«I dati confermano il trend dell’intera settimana, con un numero quasi dimezzato di positivi nella nostra regione - ha detto Toti venerdì sera - per quanto riguarda i numeri, la Liguria resta in arancione, con un R con T di 0,9 e una pressione in calo su tutti gli ospedali del territorio ci siamo lungamente interrogati con Alisa sul fatto che una discesa così consolidata avrebbe potuto portare a un declassamento a zona gialla, ma riteniamo e ritengono anche dalla cabina di regia di Roma di continuare con la fascia arancione, perché vogliamo consolidare i risultati ottenuti  sino a oggi e dare fiato al nostro personale sanitario, che a oggi gestisce più di 1.400 pazienti».

La discesa della curva del contagio è stata confermata anche da Filippo Ansaldi, responsabile Prevenzione Alisa: «L’incidenza nelle nostra regione ha avuto un picco nella seconda metà di ottobre, ma da una decina di giorni è in discesa - ha spiegato - tutte le misure adottate  devono garantire il trend in discesa che caratterizza tutte le province. L’Rt è salito sostanzialmente dalla fine dell’estate, abbiamo raggiunto un picco di 1,7, molto elevato, e nelle ultime settimane si è osservato un decremento netto, con un R con T pari a 0,9 in tutte le province. Anche a Genova l’incidenza è scesa, passando da valori superiori a 7 casi ogni 10.000 abitanti a 5 casi ogni 10.000 abitanti al giorno, andamenti del tutto simili, con valori diversi, a Spezia, Imperia e Savona».

Per quanto riguarda gli ospedali, il numero di malati in media intensità è aumentato e ha raggiunto il punto più alto il 17 di novembre, per poi iniziare a scendere: «Abbiamo 100 malati in meno di malati rispetto al punto più alto della curva - ha confermato Ansaldi - ed è prevista una diminuzione nelle prossime settimane».

Sul fronte accessi al pronto soccorso, che a fine ottobre erano diventati una enorme criticità a Genova, Angelo Gratarola, direttore del Dipartimento di Emergenza-Urgenza dell’ospedale San Martino «La pressione diminuita, è una buona notizia dal punto di vista del controllo della pandemia, ma serve anche a dare tono al personale che lavora e che vede che le cose stanno andando meglio», ha spiegato Gratarola, sottolineando che «è un dato da non sottovalutare. Le pressioni sono molto, molto più basse, al punto che con il calo di circa 100 ricoveri rispetto allo zenit delle settimane scorse negli ospedali stiamo pensando di immaginare aree di conversione per riprendere a pieno l’attività medica e chirurgica».

Infine un accenno alle terapie intensive: a oggi sono 120 i posti occupati in Liguria, un innalzamento che - come ha spiegato Gratarola, dipende dal fatto che «le terapie intensive subiscono un ritardo di 7-10 giorni perché avendo molti pazienti ricoverati è evidente che la possibilità potenziale di complicanze genererà alcune complicanze intensive che dovrebbero spegnersi tra una quindicina di giorni, così da tornare a situazioni quasi normali».

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