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Cluster covid al Galliera, positivo anche un operatore sanitario. Draghi: «Presto una legge per i sanitari no vax»

Il focolaio è partito il 22 marzo e ha coinvolto un dipendente dell'ospedale, entrato in contatto con il caso "indice". Il premier annuncia un provvedimento ad hoc cui sta lavorando la ministra Cartabia

Anche all’ospedale Galliera scoppia un cluster di coronavirus in cui è coinvolto un operatore sanitario. A darne notizia è lo stesso ospedale, che in una nota ha descritto la genesi del focolaio.

Cluster all'ospedale Galliera, cosa è successo

Il cluster è partito il 22 marzo con un primo caso, un paziente entrato in pronto soccorso il 18 marzo con tampone molecolare negativo, test di screening successivo negativo e infine tampone positivo il 22 marzo. Lo screening conseguente su pazienti e personale ha evidenziato il 23 marzo un altro paziente positivo (che aveva avuto contatti con l’altro paziente), e in seguito altri tre pazienti-contatto positivi.

Il 26 marzo è risultata positiva anche “una unità di personale, precedentemente risultata negativa ai vari test effettuati dal 22 marzo”, come specifica il Galliera, che ha annunciato che i test proseguono.

La notizia del cluster ha inevitabilmente rinfocolato la polemica sugli operatori sanitari non vaccinati, che nei giorni scorsi già si era infiammata dopo i focolai rilevati al San Martino, in una rsa di Tiglieto e in una di Lavagna. In tutti e tre i casi tra i positivi si sono registrati anche alcuni operatori sanitari “no vax”, di cui ha parlato anche il premier Mario Draghi venerdì pomeriggio annunciando un provvedimento ad hoc.

«Il governo intende intervenire - ha detto Draghi - non va bene che operatori sanitari non vaccinati siano a contatto con malati. La ministra Cartabia sta già lavorando a un provvedimento».

Potrebbe quindi arrivare una legge apposita per regolare l’attività degli operatori sanitari che rifiutano il vaccino, così come auspicato dal presidente della Regione, Giovanni Toti: «Mi auguro un decreto legge che renda il vaccino obbligatorio come requisito di sicurezza per chi lavora negli ospedali, luogo dove si recano i cittadini fragili, che meritano il massimo delle tutele», aveva detto facendo suo l’appello dell’infermiera Gloria Capriata, una delle prime a essere vaccinate a dicembre.

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