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Sci, impianti chiusi fino al 5 marzo. Val d'Aveto: «Per noi è come Hiroshima»

Il provvedimento è stato firmato dal ministro della Salute Roberto Speranza ed è stato contestato dagli impianti della Val d'Aveto e dal presidente della Regione Giovanni Toti

Impianti sciistici chiusi fino al 5 marzo 2021. Il provvedimento è stato firmato dal ministro della Salute Roberto Speranza ed è stato contestato dagli impianti della Val d'Aveto e dal presidente della Regione Giovanni Toti.

La decisione è stata presa in seguito al parere contrario alla riapertura del Comitato Tecnico Scientifico secondo il quale «allo stato attuale non ci sono le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale».

«Dopo la beffa dei ristoranti chiusi a un giorno da San Valentino ora si chiude anche lo sci - ha commentato il governatore della Liguria - . Mi sa che questi tecnici vivono lontani dal mondo reale. Le società di gestione delle attività sciistiche hanno già assunto personale e organizzato l'apertura. Questo modus operandi mette in discussione la credibilità del Paese e delle sue istituzioni, che il giorno prima dicono una cosa e il giorno dopo ne fanno un'altra. Basta incertezze, i cittadini si sentono presi in giro. Si abbia il coraggio di decidere, di prendersi responsabilità e di conciliare una volta per tutte il sacrosanto diritto alla salute con quello al lavoro. Serve subito un cambio di marcia e ci auguriamo che il Presidente Draghi dia un segnale in questa direzione, glielo abbiamo chiesto e glielo ribadiamo con grande preoccupazione».

«Questo provvedimento è l'Hiroshima del settore - tuonano invece gli impianti della Val d'Aveto. Il nostro sostegno va a chi operosamente, come solo la gente di montagna sa fare, si era predisposto seguendo le linee guida del Comitato Tecnico Scientifico e avrebbe aperto gli impianti di risalita domattina assumendo, spendendo e lavorando.  La Ski Area Santo Stefano d'Aveto e tutti gli altri esercenti (alberghi, ristoranti, commercianti, agricoltori) sono il valore aggiunto del territorio montano: lavoriamo in un posto unico dove i tramonti e le albe sono il momento di pausa del nostro lavoro e i sorrisi della gente l’energia per provarci sempre».

«Ovvio che si paghi un biglietto - concludono gli impianti della Val d'Aveto - , ma serve a fare in modo che anno dopo anno la nostra realtà continui a esistere e che uomini e donne che lavorano e abitano sul territorio possano continuare a lavorare per renderlo unico per chi decide di passare il proprio tempo libero tra le nostre montagne. Queste decisioni di piegheranno, ma non ci spezzeranno, preparatevi perché ne vedremo delle belle».

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