Coronavirus e gravidanza: dal parto all’allattamento, tutto quello che c’è da sapere

Il dottor Cesare Arioni, direttore di Neonatologia al San Martino, chiarisce alcuni dubbi e timori delle future mamme sul covid-19

La difficile situazione che si sta vivendo, non solo in Italia, per la pandemia di nuovo coronavirus suscita inevitabilmente ansie, dubbi e timori. Soprattutto in chi si appresta a portare una nuova vita in questo mondo così complicato e, in certi casi, spaventoso: i futuri genitori. Le donne in gravidanza, in particolare, oltre ad affrontare tutte le problematiche psicofisiche che riguardano questo delicato periodo, si trovano anche a dover gestire la paura di contrarre il virus a loro volta, e magari di trasmetterlo al figlio. 

Di questo, e di altre questioni legate alla gravidanza, GenovaToday ha parlato con il dottor Cesare Arioni, direttore di Neonatologia del San Martino, centro regionale per la gestione del covid-19 e delle donne in gravidanza risultate positive, che a marzo ha dato il benvenuto a 121 neonati, 5 dei quali figli di donne positive.

Il coronavirus si trasmette da mamma a bambino?

«Questo virus è ancora poco conosciuto, ha una rapida evoluzione ed è in fase di studio, ma dai casi nel mondo e anche dall’esperienza del San martino, dove 5 donne covid positive hanno partorito, sembra che non ci sia trasmissione verticale.  Da noi nessuno dei cinque neonati è risultato positivo o ha problemi, e a oggi non è mai stata evidenziata una trasmissione diretta materno-fetale. Ci sono stati nel mondo casi di neonati positivi, ma non alla nascita, sempre qualche giorno, il che lascia pensare che il contagio sia avvenuto da fattori, e contatti, esterni».

Le donne in gravidanza sono più vulnerabili al virus?

«Da quanto osservato con le nostre cinque mamme, e da quanto ci dice la letteratura scientifica, anche per influenze del passato con virus simili, non sembra che le donne in gravidanza dimostrino maggiore suscettibilità al covid-19. In senso generale, però, la gravidanza può essere condizione di rischio per infezioni alle vie respiratorie, e se una donna in gravidanza presenta una sintomatologia respiratoria deve rivolgersi ai medici e segnalarlo subito.

Coronavirus: travaglio e parto

«Al San Martino abbiamo istituito e formalizzato due percorsi separati, uno riservato alle gravidanze positive o sospette, uno alle gravidanze “tradizionali”. Purtroppo è sempre possibile che anche una donna in gravidanza, asintomatica. possa avere contratto il virus, però cerchiamo il più possibile di distanziare ed essere prudenti. Abbiamo sale travaglio e sale parto dedicate, e da una decina di gironi nel nostro ospedale abbiamo preso la decisione di non fare entrare i papà durante il travaglio e il parto. Capiamo benissimo che la decisione può spiazzare i genitori, ma in questo momento ci sono delle priorità, e la tutela della salute della donna, del  bambino e anche degli operatori sanitari è al primo posto: anche in sala parto e nella stanza di degenza ci sono solo le persone che servono, con gli altri professionisti a disposizione e reperibili in caso di necessità».

Coronavirus, cosa succede dopo il parto

«Dopo la nascita, il bambino nato da mamma positiva viene trattato come un caso sospetto, quindi isolato dal resto dei bambini e dalla mamma. Viene messo in una stanza in isolamento con pressione negativa in modo che l’aria venga espulsa all’esterno, e vengono fatti 3 tamponi a distanza di pochi giorni. A oggi non c’è un’uniformità di pareri nel mondo scientifico per quanto riguarda una donna positiva asintomatica: alcuni ritengono che non vada separata dal figlio, altri invece insistono che venga separato a prescindere».

Coronavirus e allattamento

«Nel mondo scientifico non c'è un'uniformità di pareri sulla possibilità o meno di allattare. In alcuni contesti scientifici è previsto e raccomandato: l'Oms sostiene che la mamma non solo può, ma deve farlo, e anche la Società Italiana di Neonatologia è concorde. Altre società scientifiche, come il Cdc di Atlanta negli Stati Uniti o esperti cinesi, preferiscono per motivi precauzionali non fare allattare al seno, perché la donna dovrebbe essere tenuta lontana dal bambino. I nostri infettivologi preferiscono separare la donna positiva dal bambino. Se è in condizione di farlo, con le precauzione del caso, la donna può però tirarsi il latte. Il latte materno fresco e non pastorizzato viene dato al bambino ed è molto importante non solo perché è l’alimento ideale, ma anche perché per nelle donne con gravidanza positiva non è dimostrata presenza del virus nel colostro e nel latte, anzia, è stata evidenziata la presenza di anticorpi contro il virus, quindi potrebbe avere un effetto protettivo per il bambino».

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Coronavirus e gravidanza: l’impatto emotivo

«Faccio un grosso plauso alle mamme, e alle donne, perché davvero è una situazione non facile, ma nella stragrande maggioranza dei casi capiscono il momento e si fanno forza per superarlo. La nascita di un bambino è un momento unico nella vita di una donna, di una coppia e di una famiglia, fondante per la vita stessa, non solo per bambino ma per tutta la famiglia. Chiaramente questo momento è diverso, il contatto con la mamma, il papà, i nonni è fondamentale, ma le donne come sempre sanno affrontare e superare molto bene situazione difficili: è importante far capire che in questo momento ci sono cose prioritarie, la vita delle persone e degli operatori sanitari, che devono essere protetti per forza. Devo dire che le mamme che abbiamo gestito qui al San Martino hanno dato prova di grande resilienza, forza e tenacia».

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