Coronavirus e caso Genoa, Matteo Bassetti: «Ecco cosa è successo»

L’infettivologo genovese esclude l’ipotesi “gradi diffusori” o problemi nell’analisi dei tamponi: «Il caso indice Perin era sintomatico e ha contagiato gli altri»

«Cosa è successo al Genoa? Perché oltre 20 contagiati?»: l’infettivologo genovese Matteo Bassetti interviene sulla questione di cui tanto si sta dibattendo nelle ultime ore, e cioè il boom di contagi a pochi giorni l’uno dall’altro di calciatori e staff del Genoa, positivi che a sabato erano 22 e che hanno di fatto cambiato il corso del campionato di calcio da poco ripartito.

Per Bassetti, l’ipotesi “grandi diffusori” o "super spreader" non sta in piedi: «Qualcuno ha parlato di grandi diffusori altri di grandi untori. Non sono d’accordo. Credo che la questione sia più semplice - ha spiegato - Rispetto ad altre squadre dove non ci sono stati così tanti contagiati nonostante altri casi positivi, il “caso Genoa” si può spiegare così: il caso indice (Perin) era sintomatico e ha avuto contatti con gli altri tesserati per gli allenamenti nella fase immediatamente precedente all’esordio dei sintomi e quindi con un’elevata  carica infettante. Da qui i molti casi contemporanei successivi concatenati tra loro».

La catena del contagio parte insomma da Perin, il primo a risultare positivo e con sintomi, e i test successivi sono risultati negativi per una mera questione temporale: troppo presto perché il virus potesse essere individuato. E si torna, così, a parlare delle tempistiche con cui i tamponi vengono eseguiti e dell’opportunità di testare a tappeto, un’ipotesi su cui Bassetti e altri esperti si sono detti contrari proprio perché ritenuta poco utile.

«Per il futuro bisognerà considerare il periodo finestra dei tamponi: possono essere negativi anche per 4-5 giorni dopo il potenziale contagio - sottolinea Bassetti - Sarebbe quindi importante che il protocollo della lega calcio evidenziasse questo limite dei tamponi per evitare situazioni analoghe in futuro».

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L'infettivologo genovese non ha infine risparmiato una stoccata a colleghi: in riferimento alle dichirazioni di Massimo Galli, responsabile del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, che ha ipotizzato un intoppo nell'analisi dei tamponi nel laboratorio del San Martino, Bassetti ha chiarito che «mettere in dubbio il lavoro altrui non è bello e neanche deontologicamente corretto. C’è ancora qualcuno che crede che “sia successo qualcosa” nel laboratorio del Policlinico San Martino ora che ci sono 24 contagiati tra Genoa e Napoli? Occorre aprire gli occhi, studiare e non criticare il lavoro altrui».

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