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Photo credit: Matteo Scarsi

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Shopping natalizio e selfie tra addobbi e luminarie: weekend di folla in centro

Tantissime le persone che si sono riversate in via XX Settembre e a De Ferrari per fare acquisti, la classica “vasca” o un selfie con le luci che illuminano a giorno i palazzi che affacciano sulla piazza

C’è chi vuole comprare gli ultimi regali di Natale, chi vuole semplicemente vedere le vetrine, chi godersi lo spettacolo di piazza De Ferrari illuminata a giorno grazie agli addobbi e alle luci installate da Regione e Comune. E così, nel secondo weekend di dicembre il centro di Genova e le vie dello shopping erano piene di persone, con buona pace del divieto di assembramento e della necessità di mantenere le distanze per prevenire il contagio da coronavirus. 

Tra sabato e domenica in via XX Settembre e nelle vie vicine si è riversata una fiumana di gente che, al calare della sera, si è spostata in piazza De Ferrari per ammirare le luci che illuminano il palazzo della Regione, il Ducale e il Teatro Carlo Felice e farsi un selfie. E proprio di code e assembramenti per lo shopping natalizio, oltre ora il Governo sembra preoccupato: il rischio concreto è che contribuisca a far aumentare nuovamente i contagi e a far partire con qualche giorno di anticipo l’ormai prevista terza ondata.

Il presidente della Regione, Giovanni Toti, non ha voluto commentare direttamente le immagini “agrodolci” - l’economia ha pur sempre subito un durissimo colpo, e lo shopping di Natale è una boccata di ossigeno - del centro di Genova, e mentre nel resto d’Italia si sono moltiplicati gli appelli da parte di amministratori, Toti ha sottolineato ancora una volta che «la nostra si conferma una delle regioni in cui il virus sta regredendo più in fretta e il merito è dei sacrifici che tutti noi abbiamo saputo fare fin dal primo momento, con impegno e rispettando le regole. Ci avviamo verso un Natale che sarà un po’ più sereno se sapremo continuare su questa strada, senza abbassare la guardia».

«Speriamo che i nostri sforzi vengano ricompensati, dove il contagio lo consente, con qualche piccola libertà in più, soprattutto negli spostamenti tra comuni nei giorni delle feste - ha di nuovo ribadito il presidente della Regione - che rappresentano per tutti noi una boccata d’ossigeno e un momento da trascorrere in famiglia dopo un anno tanto difficile. Credo che il grande senso di responsabilità dimostrato dai liguri prevarrà anche in queste settimane, mi auguro che il Governo ne tenga conto e ascolti le nostre richieste». 

La richiesta è quella ribadita già da qualche settimana, e cioè aprire agli spostamenti tra piccoli comuni nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno. E se nei giorni scorsi qualche apertura da parte del governo era arrivata, domenica pomeriggio invece il governo ha convocato una riunione urgente per valutare misure più stringenti nei giorni festivi e prefestivi addirittura istituendo zone rosse, quando in questi giorni la maggior parte dell’Italia è diventata gialla.

La polemica, però, si infiamma. Perché se è vero che il governo ha chiesto prudenza e cautela, allo stesso modo ha consentito l'apertura dei negozi e trasformato in gialle la maggior parte delle regioni arancioni e rosse, Lombardia e Piemonte comprese, di fatto consentendo - e in certi casi incentivando, sottolineando la necessità di "comprare sotto casa" per sostenere l'economia anche con il cash back- sia lo shopping sia le passeggiate in centro. Chiusi i centri commerciali nei fine settimana, l'alternativa restano i negizi aperti. E sono tanti a sottolineare l'incongruenza: folla per lo shopping, ma ristoranti e bar chiusi alle 18 e musei e teatri chiusi integralmente, ormai da mesi.

«La gente c'era, ed era tanta - conferma Matteo, 35 anni - Ero con amici a pranzo in centro storico, abbiamo pensato di fare un giro ma nel vedere la calca in piazza De Ferrari siamo passati per i vicoli più stretti e deserti. La giornata d'altronde era bella, e calda, i negozi aperti: la gente si è riversata in via XX Settembre, via San Lorenzo e al Porto Antico, sembrava come l'anno scorso».

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