Fase 2, gli amici restano in quarantena. La psicoterapeuta: «Manteniamo il legame»

In questo momento difficile, chi non ha compagni non può neppure vedere gli amici e resta, di fatto, isolato: i consigli della psicologa per far fronte al momento

Primo weekend della Fase2, chi ha potuto e voluto ha rivisto i congiunti ma gli amici sono rimasti (o sarebbero dovuto rimanere) separati. Perché i congiunti sì e gli amici no è stato un argomento discusso sin da lunedì scorso. Ne abbiamo parlato con una professionista, Stefania Magnoni, psicoterapeuta e presidente del Consultorio Cstcs, Centro studi del singolo e della coppia di via Ippolito d'Aste. 

"Diciamolo senza mezze parole: il momento è difficile e pesante per tutti, ma forse i costi maggiori li stanno pagando le persone che hanno affrontato questa quarantena da soli nelle loro abitazioni.  Siamo abituati a definirli ‘single’ e questa condizione alle volte è una scelta, alle volte il portato di una vita che non sempre ha offerto percorsi ‘fortunati’. 

La notizia che la Fase 2 non consentirà di incontrare ‘amici’ ma solo parenti e persone con cui si hanno legami stabili, è con molta probabilità un duro colpo proprio per loro che chiusi da soli nelle loro case attendevano, con una certa ansia, un allentamento delle prescrizioni per poter incontrare ‘di persona’ qualcuno di affettivamente significativo. Non sempre e non automaticamente per il solo fatto di avere un vincolo di parentela, i parenti sono significativi e comunque potrebbero anche non esserci o non essere raggiungibili"

Qual è il dramma dei single?

"Ogni definizione che voglia costringere in una ‘categoria’ la varietà infinita, ricca di sfumature degli esseri umani è riduttiva, però immagino persone sui 50-60 anni vitali, professionalmente attive e spesso con ottimi riscontri e successi sul lavoro, che non hanno cercato nella coppia una normalizzazione rassicurante, perché non disponibili a sacrificare entusiasmi, passione e creatività pur di essere ‘nella norma’. Spiriti liberi e sensibili, ma già feriti nel tempo da un isolamento emotivo che si è ampliato ogni volta che un tentativo di avvicinamento affettivo ha rivelato la distanza nei propositi e nelle finalità dell’incontro, senz’altro hanno messo a frutto le proprie energie per non fare della reclusione un carcere senza speranza, ma la presenza in carne ed ossa di un altro essere umano accanto è necessaria a tutti noi per riportarci ad una dimensione ‘sociale’ e aprirci alla curiosità della scoperta dell’altro".

Quanto contano le relazioni di amicizia per la salute psicologica?

"L’amicizia costituisce un legame privilegiato che si sviluppa come quello fraterno e quello sentimentale ‘fra pari’.  
Ha valore anche per la assoluta libertà con cui nasce e con cui si radica e sviluppa: non ci sono obblighi, non ci sono legami istituzionali che la regolamentano, è una questione di affinità fra due persone. 

L’amico, nei momenti di angoscia, può consentire un argine e offrire un legame in cui poter modulare le paure, anche quelle più irrazionali, permettendo a volte l’accesso ad una dimensione vitale e creativa del pensiero. 

L’amicizia –ci dice Sarantis Thanopulos – è ciò che tiene psichicamente sana e viva la materia umana desiderante. Espande le relazioni umane al di là dei vincoli familiari, usa l’affinità per rendere abitabile e feconda la differenza.
L’amicizia è un legame che ci protegge, ci invita allo scambio disinteressato, al confronto con altri punti di vista, ad una capacità di guardare all’altro senza sospetto, esercitando reciprocamente una dimensione rispettosa nell’incontro.

In questo momento storico siamo impegnati su tanti fronti e se dobbiamo proteggerci dalla diffusione del virus, dobbiamo anche creare delle zone protettive che arginino il deflagrare di sofferenze psichiche che la quarantena mette a dura prova e che si possono slatentizzare in modo improvviso con danni non irrilevanti, l’incontrare un amico significativo, non sarà il rimedio a tutti i mali, ma certamente può rappresentare un’uscita di sicurezza dal tunnel dell’isolamento".

A quali risorse possiamo attingere per affrontare questa ulteriore privazione?

"Ogni essere umano ha una sua modalità unica di far fronte alle difficoltà, quindi non penso che ci possa essere una risposta univoca. Nel momento in cui la possibilità di usufruire di una risorsa ‘sociale’ per quanto intima, come è l’amico, viene inibita possiamo essere traversati da sconforto, senso di ingiustizia profondo e sentimenti depressivi circa il non sentirsi presi in considerazione come membri significativi della comunità. Questo clima emotivo certo non favorirà l’attingere alle nostre energie interne che creativamente ci indichino a quale residua consolazione possiamo appellarci, si può aprire uno scenario di rinuncia a battersi o al contrario una ribellione a largo raggio che porti a comportamenti socialmente o individualmente impropri.

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Se risorse dobbiamo cercare e rimaniamo invece ancora abbastanza stabili da poterlo fare, verrà messa in gioco in modo forte la propria immagine identitaria, se si riuscirà a sentirsi ancora soggetti di una storia da continuare a scrivere, nonostante tutto, possiamo trovare risorse nella nostra capacità di sentire, pensare mantenere vivi e intensi i legami, ma in particolare nella capacità di soffrire il dolore per l’isolamento che, forse in questo caso inutilmente, è stato imposto".

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