Nuovo dpcm, mascherina obbligatoria all'aperto e limiti all'autonomia delle Regioni

Oggi il nuovo dpcm, che dovrebbe prorogare lo stato di emergenza fino al 31 gennaio e introdurre l'obbligo di mascherina anche all'aperto, salvo alcuni casi, che verranno precisati nel testo

Oggi, 7 ottobre, scade il Dpcm, entrato in vigore un mese fa. La questione è stata affrontata questa mattina durante la riunione del consiglio dei ministri, già convocata per ieri e posticipata a oggi, dopo che la quarantena fiduciaria imposta a 41 deputati non ha permesso di raggiungere il numero legale alla Camera sulla risoluzione a favore della proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio.

Il decreto approvato oggi proroga al 15 ottobre le misure esistenti e impone l'uso della mascherina anche all'aperto quando ci si trova nei pressi di persone non conviventi. Non sono tenuti al rispetto di questa regola coloro che praticano attività sportiva.

In serata il governo illustrerà in videoconferenza alle Regioni il nuovo documento. Le Regioni dovrebbero avere l'autonomia solo di adottare misure più restrittive. Per allentare le regole invece dovranno avere il parere favorevole del comitato tecnico scientifico.

Delusione per il presidente della Regione, Giovanni Toti, che a più riprese ha chiesto una maggiore autonomia.

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«Nel decreto legge di cui è arrivata copia alla Conferenza delle Regioni - ha spiegato ieri sera Toti -, che non sappiamo quando verrà approvato dal Consiglio dei ministri, è contenuta la limitazione per legge della facoltà ordinativa ampliativa delle Regioni, ovvero quello che ieri avevamo chiesto al governo di non fare: non perché abbiamo intenzione di fare uso sconsidrato del nostro potere di ordinanza ma perché riteniamo che in questa situazione, che è certamente di preoccupazione ma non di emergenza grave, la limitazione del potere di ordinanza ampliativo delle regioni rispetto alle iniziative del Governo vada a turbare il leale equilibrio istituzionale che è dovuto tra Regioni e Governo centrale; le regioni inoltre hanno la possibilità di modulare le proprie iniziative sul territorio in modo diverso e con maggiore appropriatezza rispetto alla visione d'insieme nazionale. Non si comprende - conclude Toti - il senso di un intervento che mutila ancora una volta inutilmente (anzi in modo nocivo) il potere di ordinanza delle regioni. Sarà compito della Conferenza delle Regioni prendere posizione sul tema. Sulle altre misure ci riserviamo di valutarle nel momento in cui verranno presentate».

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