Coronavirus: dalle discoteche alle mascherine, in arrivo il nuovo dpcm

Entro martedì dovrebbe arrivare un nuovo decreto governativo che stabilisce gli obblighi da rispettare per far fronte alla pandemia di covid-19: novità e conferme

Discoteche, fiere e congressi ancora fermi: stando alle anticipazioni relative al nuovo dpcm sulla gestione dell’emergenza covid-19, il governo farà slittare la partenza al 31 luglio, data sino a quando saranno ancora vietati gli assembramenti e sarà obbligatorio indossare la mascherina in luoghi chiusi.

Il nuovo Decreto del presidente del Consiglio dovrebbe venire diffuso martedì, un documento in cui si sottolinea ancora una volta l’importanza di rispettare le distanze, con particolare attenzione alle spiagge e alla movida, dove verranno intensificati i controlli. Massima attenzione anche in bar, ristoranti, gelaterie e tutti quei luoghi in cui vi è libero accesso al pubblico: contingentamenti all'interno, ingressi regolati, mascherine e gel igienizzanti per le mano restano un obbligo da rispettare sia per i clienti sia per i titolari.

Situazione invariata per le discoteche, che potrebbero dover aspettare sino alla fine di luglio per ripartire, anche se in Liguria (e non solo) alcuni locali hanno riaperto con la sola somministrazione di bevande alcoliche, riaperture che non hanno mancato di suscitare polemiche, in certi casi, quando è arrivata la conferma della presenza all'interno di un numero eccessivo di persone, in gran parte senza mascherina. Per cinema e teatri restano in vigore i provvedimenti adottati sino a oggi: i posti continueranno a essere contingentati, e gli accessi regolamentati dal personale, che si assicurerà che tutti abbiano la mascherina e si igienizzino le mani. Confermato anche il rlevamento della temperatura nei centri commerciali e in tutti quei luoghi ad alto affollamento.

Le misure adottate sino a oggi, insomma, dovrebbero venire di base tutte confermate, compreso anche il recente divieto di ingresso in Italia per chi proviene dai 13 paesi considerati a rischio dal punto di vista epidemico, e dunque Armenia, Bahrein, Bangladesh, Kuwait, Oman, Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord e Moldova, Brasile, Cile, Panama, Perù e Repubblica Dominicana. Invariato, sembra, anche l’obbligo di isolamento di due settimane per chi arriva dagli Stati Uniti. 

A domenica, i casi totali di coronavirus in Italia erano oltre 243 mila( 243. 061), i morti a 34.954. Dal punto di vista degli attualmente positivi, il numero è di 13.179 in tutta Italia, con la Liguria che domenica ha raggiunto un traguardo importante: zero nuovi positivi, con 25 persone ricoverate e 239 in totale con sintomi.

Il governatore ligure Giovanni Toti, tra i primi presidenti di Regione a spingere per la riapertura, si è detto entusiasta: «Nonostante le gufate di chi sperava che le cose andassero male, siamo stati i primi a rimboccarci le maniche per far ripartire la Liguria e i dati confermano che abbiamo fatto bene». E ha poi lanciato un affondo contro il governo per la decisione di prorogare lo stato di emergenza (provvedimento differente dal nuovo dpcm): «Il governo chiarisca immediatamente il significato della proroga dello stato di emergenza per il Covid - ha detto Toti - Se di fronte a numeri non preoccupanti qualcuno pensasse di utilizzare una legge speciale per rinviare ancora una volta le elezioni, che avrebbero potuto essere già fatte in questo mese, o peggio ancora ritenesse di poter chiudere in casa gli italiani, privarli della libertà di spostamento, impedire la libertà di impresa, tutto questo avrebbe un solo nome: golpe».

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«Mi auguro che attraverso la proroga dello stato di emergenza il governo intenda solo garantire velocità d’investimento nella sanità, il prolungamento dei contratti del personale assunto, la rendicontazione corretta dei fondi spesi - ha concluso Toti - Il presidente Conte e il ministro Speranza farebbero bene a chiarire al più presto per evitare equivoci pericolosi per la nostra democrazia, sperando davvero si tratti di un equivoco».

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