A De Ferrari la protesta dei ristoratori: «Basta con il meccanismo apri e chiudi: non siamo luoghi di contagio»

La manifestazione è stata organizzata da Enrico Vinelli, titolare dell’Hostaria Ducale, sceso in piazza insieme con altri imprenditori per protestare contro «una mancanza di strategia» da parte del governo

«Chiediamo un po’ di strategia, non possiamo aprire e chiudere in questo modo, i ristoranti sono aziende e devono prevedere una linea di spesa»: piazza De Ferrari è di nuovo teatro di una protesta contro la gestione della pandemia di coronavirus, questa volta da parte dei ristoratori, che ormai da mesi sono costretti ad aspettare decreti che spesso arrivano con pochissimo preavviso per decidere se tenere aperto o chiudere.

La manifestazione è stata organizzata da Enrico Vinelli, titolare dell’Hostaria Ducale, che si è fatto portavoce delle proteste di moltissimi ristoratori genovesi e liguri che dopo la lunga chiusura natalizia (consentiti in zona arancione e rossa solo asporto e consegna a domicilio) hanno scoperto pochi giorni fa di poter aprire al pubblico, sino alle 18, giovedì 7 e venerdì 8 gennaio, per poi tornare a chiudere per il weekend senza sapere se la Liguria da lunedì sarà zona gialla, arancione o rossa.

«Non è possibile che il 6 gennaio si sappia che bisogna aprir due giorni e poi richiudere il 9 - ha detto Vinelli - siamo anche stanchi di passare come luoghi di contagio, a dicembre era pieno di gente in diverse zone della città e i ristoranti erano chiusi, i risultati in termini di contagio si sono visti. Siamo stufi di passare come esempi negativi».

«Non è possibile pensare che i ristoranti non abbiamo preparazioni e programmazione da fare - ha aggiunto Vinelli - noi non vogliano neanche pensare ai ristori, vorremmo una gestione della pandemia, una gestione di questa situazione che non si basi su apri e chiudi. Le aziende devono fare la spesa, non si può pensare di buttare via tutto e non si può dare solo roba congelata, c’è chi può permetterselo, ma non è comunque questo il punto. In più ci sono ristoratori che non possono aprire a pranzo, anche se sembra che a pranzo questo virus non infetti. Perché molte attività possono restare aperti e altre, come i ristoranti, no?».

A metà mattinata in piazza De Ferrari è arrivato Andrea Benveduti, assessore regionale allo Sviluppo Economico, per un confronto con la categoria: «Condivido la vostra civile disperazione, da maggio sapevamo che per poter riaprire si dovevano prendere una serie di provvedimenti che come Regione abbiamo in parte finanziato, sperando fossero sufficienti a riprendere l’attività. Anche a noi lascia allibiti questo continuo “stop and go”, crediamo sia necessaria anche la dimostrazione con dati che i ristoranti e i bar siano luoghi di contagio, altrimenti è solo la dimostrazione che è stata presa la decisione più facile».

«Per nostra parte, e in attesa che il governo intervenga finalmente con importanti misure - ha concluso l’assessore - provvederemo ad attivare nuove risorse a fondo perduto a compensazione di quelle piccole e piccolissime attività, oggetto delle restrizioni governative, e a supporto della digitalizzazione e dell’adeguamento produttivo delle microimprese».

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