Coronavirus, Gimbe: «Contagio non è sotto controllo in Liguria, Lombardia e Piemonte»

La fondazione Gimbe ha condotto un'analisi indipendente relativa alla fase 2 nelle varie regioni, in base alla quale la curva del contagio non è adeguatamente sotto controllo in Liguria, Lombardia e Piemonte

Punti di vista discordanti sull'emergenza coronavirus in Liguria. Da una parte il governatore Toti, secondo il quale «i dati del Ministero della Salute dimostrano che c'è un trend positivo in Liguria per tutti gli indicatori, senza segnali di allarme. Il famoso R(t), l'indice di contagio, è compreso tra 0,41 e 0,58, ben sotto la soglia di allarme».

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Dall'altra la fondazione Gimbe, che ha condotto un'analisi indipendente relativa alla fase 2 nelle varie regioni utilizzando due indicatori parametrati alla popolazione residente: l'incidenza di nuovi casi e il numero di tamponi 'diagnostici', escludendo quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per necessità di ripetere il test. Uno degli elementi più di spicco è come l’incidenza dei nuovi casi rispetto ai residenti sia nettamente superiore in Lombardia, Liguria e Piemonte. Mentre l'Emilia Romagna rischia di sottostimare i casi perché effettua un numero di tamponi inferiore alla media.

Percentuale di tamponi diagnostici positivi

Risulta superiore alla media nazionale (2,4%) in 5 Regioni: in maniera rilevante in Lombardia (6%) e Liguria (5,8%) e in misura minore in Piemonte (3,8%) Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%).

Tamponi diagnostici per 100.000 abitanti

Rispetto alla media nazionale (1.343), svettano solo Valle d’Aosta (4.076) e Provincia Autonoma di Trento (4.038). Nelle tre Regioni ad elevata incidenza dei nuovi casi, la propensione all’esecuzione di tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) che in Lombardia (1.608), mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto.

Incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti

Rispetto alla media nazionale (32), l’incidenza è nettamente superiore in Lombardia (96), Liguria (76) e Piemonte (63). Se il dato del Molise (44) non desta preoccupazioni perché legato a un recente focolaio già identificato e circoscritto, quello dell’Emilia-Romagna (33) potrebbe essere sottostimato dal numero di tamponi diagnostici (1.202 per 100.000 abitanti) ben al di sotto della media nazionale (1.343)

Si sottolinea che i dati analizzati riflettono quasi interamente le riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno, tenendo conto di una media di 5 giorni di incubazione del virus e di 9-10 giorni per ottenere i risultati del tampone.

Coronavirus, contagio non è sotto controllo in tre regioni

A 23 giorni dall’allentamento del lockdown, dunque, la Fondazione Gimbe dimostra che la curva del contagio non è adeguatamente sotto controllo in Lombardia, Liguria e Piemonte: in queste Regioni si rileva la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi, il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all’esecuzione di tamponi diagnostici. In Emilia-Romagna, una propensione ancora minore potrebbe distorcere al ribasso il numero dei nuovi casi.

Secondo Nino Cartabellotta il governo si troverà di fronte a tre possibili scenari.

  1. Il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, accettando l’eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio.
  2. Il secondo di compromesso, è quello dil mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, con l’opzione di consentire la mobilità tra di esse;
  3. il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore.

Regione e Alisa, al replica

Nel pomeriggio di giovedì è arrivata la risposta di Regione Liguria e di Alisa: «Il monitoraggio è istituzionalmente affidato al Ministero e all’Istituto Superiore di Sanità che ricevono i dati dalle regioni attraverso una piattaforma dedicata e attraverso relazioni periodiche. Allo scopo di far comprendere la complessità e la ricchezza degli strumenti di monitoraggio, sulla piattaforma, sono inseriti oltre 500 mila dati riguardanti i casi liguri e ogni relazione contiene decine di indicatori. In considerazione della delicatezza e dell’importanza delle valutazioni sono necessarie costantemente analisi approfondite su decine di indicatori e interlocuzioni continue con i ricercatori che alimentano i sistemi di sorveglianza con l’obiettivo di definire un fenomeno complesso come l’epidemia in corso».

Gli epidemiologi, prosegue la nota, «ben conoscono la difficoltà di analizzare solo pochi dati aggregati e di trarre conclusioni come effettuato da Gimbe. Per quanto riguarda i tamponi eseguiti nelle diverse regioni i dati riportati dalla Fondazione sorprendono: in allegato, in Figura 1, è indicato il numero medio di tamponi eseguiti giornalmente sulla popolazione (periodo di osservazione dall’1 al 24 maggio) in diverse regioni ed emerge chiaramente come la Liguria non si attesti al di sotto della media nazionale, ma sia superiore del 20% al dato italiano.

Figura 1-2

«Per quanto riguarda il rapporto tra numero di tamponi eseguiti e incidenza, in Figura 2 si osserva come la media di tamponi eseguiti sia costante, mentre il numero di nuovi casi, ovvero l’incidenza, sia in continua diminuzione. Confrontando la settimana dal 4 al 10 maggio 2020 con la settimana dal 18 al 24 maggio 2020, l’incidenza di casi è diminuita del 41%.

Figura 2

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La comparazione tra realtà diverse per popolazione e per quadro clinico iniziale, come le regioni italiane, non può prescindere dalla valutazione dei trend, come avviene, infatti, nei report del Ministero e Istituto Superiore di Sanità, che non si rileva dai commenti di Gimbe».

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