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Dad, dopo l'esposto arriva il ricorso al Tar: «Difendiamo i diritti della Costituzione»

Una battaglia che, a questo punto, sarà sostanzialmente dal punto di vista legale, considerando che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha annunciato il ritorno in classe di tutti gli studenti dal 26 aprile

Dopo l'esposto presentato in Procura da "Giuristi Democratici" e "Riapriamo la Scuola della Costituzione" arriva anche un ricorso al Tar, presentato da alcuni genitori con l'assistenza di due legali, contro i provvedimenti regionali sulla didattica a distanza che hanno previsto la presenza al 50% nella aule rispetto al 75% previsto a livello nazionale. Una battaglia che, a questo punto, sarà sostanzialmente dal punto di vista legale, considerando che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha annunciato il ritorno in classe di tutti gli studenti dal 26 aprile.

Il comitato "Riapriamo la Scuola della Costituzione" in un comunicato stampa ha appoggiato il ricorso, spiegando: «Condividiamo e sostiamo il ricorso al Tar  presentato il 16 aprile da genitori di ragazze e ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado contro l’ordinanza del Presidente della Giunta della Regione Liguria numero 17 del 2021, nella parte in cui ha ordinato che, dal 12.4.2021 al 30.4.2021 “le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado del territorio della Regione Liguria devono adottare forme flessibili di organizzazione per garantire l'attività didattica in presenza del 50 per cento della popolazione studentesca mentre il restante 50 per cento della popolazione studentesca si deve avvalere della didattica a distanza”. Questo ulteriore ricorso al Tar, contro regione Liguria e Ministero dell’Istruzione, è motivato, ancora una volta, dalla necessità di difendere i diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione. L’obiettivo del ricorso è finalizzato al ripristino della massima didattica in presenza possibile, da attuarsi nel rispetto dei protocolli di sicurezza finalizzati a prevenire la diffusione della epidemia covid».

«Inoltre - ha aggiunto il comitato - si è avanzato il dubbio di illegittimità costituzionale dell’articolo 2, comma II, secondo periodo, del D.L. n. 44/2021 (il quale prevede che, nelle zone gialle ed arancioni, la didattica in presenza nelle scuole superiori sia garantita da un minimo del 50% ad un massimo del 75%); norma sulla cui base la Regione Liguria ha adottato l’impugnata ordinanza, appunto limitando la didattica in presenza al 50%. Dopo un anno di promesse rigorosamente disattese nei confronti del mondo della scuola, in primis gli studenti, bambini e adolescenti, non riteniamo degne di fiducia le anticipazioni rilasciate ai media da parte dei rappresentanti della regione Liguria che paventano una riapertura al 75% dalla fine di aprile. Sono gli stessi che a dicembre scorso dicevano che le superiori sarebbero ripartite in presenza dal 7 gennaio e così non è stato. In un anno gli interventi legislativi e le ordinanze nazionali e locali per la gestione della pandemia in ambiente scolastico si sono susseguiti a ritmo serrato, a volte in forme contraddittorie e spesso con difetti di istruttoria e di motivazione. Pertanto con l’attuale ricorso si intende chiedere al giudice anche un intervento di chiarimento relativamente alle competenze delle diverse istituzioni coinvolte nelle decisioni di apertura vs chiusura, e di valutazione dei principi di adeguatezza, proporzionalità e necessità di questo tipo di ordinanze che hanno causato la compressione, grave, dei diritti dei cittadini più vulnerabili quali sono i minori. Infatti, secondo quanto sottoposto all’attenzione del Tar, le ordinanze emesse dalla regione Liguria sarebbero illegittime anche per difetto di attribuzione di competenze: le norme in vigore attribuiscono le competenze della didattica alle istituzione scolastiche e non alle Regioni».

«Tutto ciò - conclude il comitato "Riapriamo la Scuola della Costituzione" è a nostro avviso aggravato dalla negazione, di fatto, del valore sociale dell’ambiente scolastico e della reiterazione ingiustificata, perché non sostenuta da adeguate evidenze numerico-statistiche, di detti provvedimenti. Quest’anno avrebbe potuto essere almeno impiegato utilmente per definire in modo chiaro il tema dell’annoso riparto di competenze tra Stato, Regioni, Enti Locali e Autonomie Scolastiche, che questi quasi trent’anni di federalismi mancati, di decentramenti senza risorse e di riforme scolastiche ideologiche hanno esasperato fortemente. Invece, anche a fronte di un “fondo emergenza” stanziato la scorsa estate e finalizzato al contenimento dell’epidemia all’interno delle scuole, i decisori politici e tecnici, nazionali e locali, non sono stati in grado di convergere, in un clima di leale collaborazione, su un unico importante obiettivo: lavorare per tenere le scuole aperte anche in situazione di picco di contagio».

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