Sintomi lievi, moderati o asintomatici: ecco il protocollo per le cure a domicilio dei pazienti covid

A diffonderlo Matteo Bassetti, primario di Malattie Infettive al San Martino e coordinatore del team che si occupa della gestione dei pazienti a casa

Firmato, alla fine, il protocollo per la gestione tra le mura di casa dei pazienti affetti da coronavirus. Obiettivo, ridurre la pressione sugli ospedali evitando che i pazienti che possono essere curati a casa vadano al pronto soccorso, e potenziare il ruolo del medico di famiglia. 

Il protocollo è stato siglato proprio insieme con i medici di famiglia, che avranno a disposizione come ulteriore strumento diagnostico e di cura anche una piattaforma firmata Liguria Digitale e una linea diretta per consulti con esperti infettivologi e pneumologi.

Il protocollo di cure domiciliari è stato diffuso da Matteo Bassetti, primario di Malattie Infettive al San Martino e coordinatore del team che si occupa proprio della gestione dei pazienti a casa: «Ieri notte ho incontrato virtualmente i medici di medicina generale di Genova e ho condiviso con loro, insieme al mio straordinario team,  un protocollo di cure domiciliari per i pazienti covid positivi - ha detto Bassetti -  Inoltre i medici di medicina generale potranno usufruire di una consulenza infettivologica telematica e così potremo gestire insieme a casa i pazienti evitando , quando possibile, di essere ricoverati in ospedale».

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Il protocollo per la cura dei pazienti a casa cambia a seconda della tipologia di sintomi, come elenca lo stesso Bassetti:

- Per i casi asintomatici, senza sintomi dunque, non è prevista nessuna cura e nessuna terapia.

- Per i casi con sintomi lievi (febbre non superiore a 38 e/o lieve sintomatologia respiratoria e/o mialgie: terapia sintomatica, e dunque paracetamolo, ibuprofene o acido acetilsalicilico in assenza di controindicazioni.

- I pazienti con sintomi moderati, come febbre persistente sopra i 38.5°C per 96 ore ,con tosse e con dispnea da sforzo, ma saturazione dell’ossigeno a riposo in aria ambiente (superiore a 93% oppure superiore al 90% in pazienti con patologie polmonari croniche ), la scelta è tra la terapia per i sintomi (e dunque paracetamolo, ibuprofene o acido acetilsalicilico in assenza di controindicazioni), tra l’Eparina se l’età è superiore ai 60 anni, con ridotta mobilità o in presenza di altri fattori di rischio, o antibiotico da valutare caso per caso in base all’impegno polmonare in caso di sospetta sovrainfezione batterica. Fondamentali, in questi casi, i saturimetri per controllare l'ossigenazione del sangue, e non è un caso che la Regione Liguria ne abbia acquistati 5.700 da distribuire attraverso la rete dei medici di famiglia.

Il cortisone, spiega Bassetti, è indicato solamente dopo 5-7 giorni dall’esordio dei sintomi, «da evitarsi in chi non presenta segni di compromissione respiratoria».

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