Riapertura Cup, secondo il Pd si rischia il caos: «Serve piano strategico per le visite»

«Proponiamo che sia attivato un piano strategico pubblico che preveda l’assunzione di personale specialistico e del comparto a sostegno delle attività ambulatoriali pubbliche e che Alisa faccia regia con gli ambulatori privati, per evitare il rischio che i pazienti si vedano costretti a ricorrere al mercato libero»

Si avvicina la ripresa delle visite ambulatorie e ospedaliere, fissata per la metà di giugno. Ma la situazione potrebbe essere problematica secondo il gruppo regionale del Partito Democratico della Liguria, che in una nota ha spiegato il proprio punto di vista chiedendo l'attivazione di un piano strategico.

«Alisa cerca di gestire il triplo di esami e visite no Covid in modo ordinario e questo significa creare le condizioni che portano a scegliere il privato o, peggio, a non curarsi affatto - si legge - . Siamo a conoscenza di molte richieste provenienti da persone che hanno malattie diverse dal Covid e non sanno cosa fare. Parliamo dei pazienti, fra cui malati oncologici e cardiopatici, molti dei quali hanno addirittura sospeso le cure durante l’emergenza, che erano in lista di attesa a fine febbraio e sarebbero stati visitati nei mesi dell’emergenza Covid. Di quelli che avrebbero voluto prenotare una visita o un esame ma non ci sono riusciti perché il Cup era chiuso e l’attività intramoenia era sospesa, in base alle disposizioni di Alisa». 

«Il 15 giugno riapre il Cup e sarà intasato da migliaia di richieste accumulate - prosegue il Pd - . È vero che in questi mesi diversi pazienti sono andati a pagamento e altri, aggravandosi, sono rientrati negli esami “indifferibili” che non sono mai stati bloccati, ma comunque il 16 giugno si rivolgerà alle Asl un numero molto superiore di pazienti rispetto al consueto. Manca un piano strategico di Alisa per affrontare il flusso di malati non curati. D’altra parte non è mai stata fatta un’analisi dei bisogni epidemiologici di chi ha sospeso cure ed esami a fine febbraio, sebbene fin dall’inizio di maggio fosse stato sollecitato da diversi sindacati dei medici ambulatoriali. Nella disposizione del 19 maggio Alisa impegna le Asl a verificare quanti pazienti devono essere assorbiti dalle attività ordinarie che, a causa del Covid-19, diventano più lente del solito per il triage del paziente prima della visita, la sanificazione degli ambienti ad ogni visita, le precauzioni da prendere e i dpi da indossare. Non solo ci saranno più richieste, ma sarà possibile visitare meno persone. Dai documenti è evidente che né Alisa né la Regione hanno dato indicazioni per sostenere l’impatto che si riverserà sulle Asl liguri».

«Proponiamo - conclude il Partito Democratico - che sia attivato un piano strategico pubblico che preveda l’assunzione di personale specialistico e del comparto a sostegno delle attività ambulatoriali pubbliche e che Alisa faccia regia con gli ambulatori privati, per evitare il rischio che i pazienti si vedano costretti a ricorrere al mercato libero, così come è tristemente accaduto per i test sierologici. Il DPCM consente addirittura di annettere al servizio pubblico personale e strutture della sanità privata. Quantomeno si faccia una negoziazione trasparente con le strutture private, che assicuri prezzi calmierati e una equa distribuzione delle prestazioni tra i soggetti accreditati. Soltanto così si può garantire la continuità assistenziale».

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