Coronavirus, l'appello del Chiossone: «Le persone che accudiamo non sono numeri: aiutateci ad aiutarli»

L'intervista al direttore sanitario dell'istituto che ospita 200 tra anziani e persone con disabilità: in questo momento c'è un urgente bisogno di protezioni e mascherine

Ci sono Giovanna, Nicolò, Stefano, ci sono Andrea, Giulia e Luigi, e con loro altre 200 persone fragili che da settimane hanno visto la loro vita cambiare radicalmente e complicarsi ancora di più. E poi ci sono Sara, Pasquale, Daniela, Gustavo e tanti altri tra medici, infermieri, operatori sociosanitari, educatori, assistenti sociali, cuochi e addetti alle pulizie che a loro pensano, e che hanno deciso di restare al loro fianco giorno e notte per dare un sostegno non soltanto materiale e medico, ma anche psicologico e umano.

Anche l’Istituto David Chiossone, in queste settimane di emergenza da coronavirus, ha alzato le barricate davanti al nemico invisibile e insidioso che fa vittime soprattutto tra gli anziani, e anziani sono proprio gli ospiti delle quattro strutture del Chiossone: «Noi abbiamo quattro strutture residenziali, due in corso Armellini, dove assistiamo anziani e disabili, e altre due a San Fruttuoso, il cosiddetto “monte”, dove abbiamo altri anziani e alcuni ospiti psichiatrici. Alcuni sono abituati a uscire e ad ore una vita autonoma, e in questo momento è difficile spiegare tutti questi cambiamenti e farli accettare a chi, oltre a una fragilità fisica, ha anche una fragilità psicologica».

A parlare è il direttore sanitario del Chiossone, il dottor Simone Torretta, che nelle ultime settimane si è calato in parecchi ruoli: «Io cerco di coordinare il lavoro dei nostri straordinari operatori, e faccio quello che posso e che serve: autista, fattorino, centralinista - sorride Torretta - Il vero lavoro però, è quello delle persone che garantiscono assistenza ai nostri ospiti. Molti hanno deciso di restare dentro con loro, un po’ per assisterli, un po’ per evitare di diventare vettori inconsapevoli del contagio. E devo dire che tutti, davvero tutti, stanno andando molto oltre le competenze richieste alla loro professione».

Nel parlare dei suoi operatori, e dei suoi ospiti, Torretta si commuove. La voce si spezza, trapela la tensione e il carico che accompagna la direzione della struttura. La situazione, al momento, è sotto controllo, ma ogni giorno è come ripartire da zero nel tenere al sicuro tutti gli ospiti. E per garantire questa sicurezza c’è bisogno di strumenti adeguati. 

«In questo momento ciò che ci serve di più sono le mascherine possibilmente le Fpp2, e in generale le protezioni - la voce di Torretta torna ferma - sono fondamentali per mantenere in salute i nostri ospiti, ma anche per mantenere in salute gli operatori, perché se sono in salute e forti possono dare assistenza. E poi guanti mono uso, visori, camici impermeabili. Ci rivolgiamo magari alle aziende che utilizzano le mascherine e che ora sono ferme: se volessero donarcele, per noi sarebbe importantissimo».

Nei prossimi giorni anche al Chiossone dovrebbe iniziare il percorso di test sierologici avviato da Alisa: «Una volta ottenute le linee guida e le indicazioni sui laboratori sarà semplice aderire - conferma Torretta - I prelievi di sangue verranno fatti come sempre dal nostro personale in struttura, e i campioni inviati: sapere che i nostri ospiti e i nostri operatori sono in salute sarà per noi più efficace di qualsiasi altro provvedimento».

Ad aiutare tutto il personale a continuare con il lavoro è anche il flusso di solidarietà da parte di tante attività commerciali e il supporto dei parenti: «Abbiamo il forno che ogni giorno ci consegna focaccia, ci donano generi di prima necessità, e poi ci sono i familiari - conferma Torretta - Inizialmente hanno avuto difficoltà a comprendere e accettare che le strutture venissero chiuse alle visite, ma poi hanno aderito e compreso il senso dell’isolamento, e dal canto nostro abbiamo attivato tutte le modalità di collegamento possibile, dalle videochiamate ai messaggi. I parenti ci mandano messaggi di supporto e vicinanza, soprattutto agli operatori, che al posto loro, in questo momento, rappresentano l’affetto e il contatto umano. Le loro parole ci incoraggiano, e li invito a continuare a farlo, perché aiuta anche questo».

«Gli operatori in questi giorni vanno ben oltre l’aspetto professionale - conclude con commozione - da parte loro c’è sempre il calore umano. Per noi gli ospiti non sono numeri, ma sono nomi e volti ormai conosciuti e cari».

Come aiutare il Chiossone

È possibibile donare materiale recandosi al cancello verde di corso Armellini 5r senza entrare in contatto diretto con operatori: «Fasciate il materiale in modo che non si sporchi o bagni e lasciateci vostra dedica», spiega Torretta. In alternativa si possono spedire all'indirizzo 

Corso Armellini 11

16122 - Genova 

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Per informazioni 3331985543 (solo SMS) - mail: direzione@chiossone.it
 

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