Coronavirus, Bassetti: «Quarantena più breve, basta 'segregare' la gente»

L'infettivologo del San Martino propone una soluzione di compromesso: 10 giorni senza tampone oppure 7 giorni con tampone

Nel giorno dell'inizio dell'anno scolastico, il direttore della Clinica malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti ha voluto affidare ai suoi canali social alcune riflessioni. L'infettivologo fa l'esempio della Francia, dove la quarantena è stata ridotta a sette giorni.

«Alcuni italiani (purtroppo molti) - esordisce Bassetti - non hanno capito che se si hanno sintomi respiratori (tosse, febbre, naso che cola, malessere generale) bisogna stare a casa e non andare in giro o a lavorare. E invece c'è qualcuno che con questi sintomi va addirittura a fare assistenza sanitaria, senza le adeguate protezioni, agli anziani o anche in ospedale (ho la prova di quello che dico da alcuni contagi avvenuti recentemente). Questa dovrebbe essere la prima regola di convivenza civile al tempo della pandemia. È importante che ne sottolineiamo l'importanza, altrimenti qualcuno pensa che l'unica cosa importante sia la mascherina e con quella possiamo fare tutto. Si ribadisce quindi l'importanza dello stare a casa quando qualcosa non va (sintomi simili alla influenza stagionale), della mascherina (quando serve), del distanziarsi dagli estranei e del lavarsi spesso e bene le mani».

«La seconda osservazione - prosegue Bassetti - è relativa alla quarantena. La Francia ha approvato i 7 giorni. A questo punto anche noi dovremmo adeguarci, magari con una soluzione di compromesso: 10 giorni senza tampone oppure 7 giorni con tampone per poterla finire. Speriamo che il ministero cambi questa regola».

«La terza osservazione - conclude L'infettivologo - è quella relativa alla necessità del doppio tampone negativo per poter essere "liberati" da una gabbia burocratico-sanitaria inutile. Le regole internazionali sono molto chiare. Basterebbe leggere i documenti Oms e Cdc. Anche qui dovremmo cambiare per evitare di continuare a 'segregare' gente per periodi troppo lunghi e probabilmente inutili. Occorre ottimizzare le risorse tendendo alla semplificazione».

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