Covid, Bassetti: «Il 20% dei pazienti poteva essere curato a casa». E minaccia di lasciare Genova

L’infettivologo del San Martino punta il dito contro la gestione dell’emergenza, sottolineando la necessità di protocolli adeguati e medicina territoriale in grado di gestire i positivi senza ricorrere al ricovero

«Il 15-20% dei pazienti ospedalizzato poteva essere curato a casa se ci fossero stati dei protocolli e un'organizzazione adeguata della medicina territoriale». 

A puntare il dito contro la gestione dell’emergenza e il contribuito del Comitato Tecnico Scientifico è Matteo Bassetti, Infettivologo e direttore del reparto Malattie Infettive del San Martino. Bassetti è stato recentemente nominato dall'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali coordinatore scientifico di un gruppo di lavoro per la gestione del paziente covid-19 per il ministero della Salute, e in questa veste ha sottolineato come, a suo parere, si è arrivati a un carico così pesante sugli ospedali e a un accesso fiume ai pronto soccorso anche da parte di pazienti con sintomi che non richiederebbero assistenza ospedaliera.

«Il Comitato Tecnico Scientifico ha deciso a quanti cm dovessero essere distanziati  gli ombrelloni sulla spiaggia per evitare il contagio - commenta - non poteva suggerire chi e come curare a casa i pazienti? Mi piacerebbe conoscere i criteri di selezione con cui sono stati scelti i membri del Cts».

La Liguria è stata inserita nella zona arancione proprio a causa della situazione negli ospedali e della tenuta del sistema sanitario, in difficoltà in questa seconda ondata soprattutto per i pazienti che hanno bisogno di cure a bassa e media intensità. Persone che, secondo Bassetti,  arrivano in pronto soccorso perché presi dalla paura e dal timore della malattia, come sottolineato a più riprese dall’infettivologo genovese. Che negli ultimi tempi è stato preso di mira per quanto detto nel corso delle settimane.

«Non posso vivere in un luogo e in un paese dove mi vergogno a far leggere ai miei figli cosa dicono di me, sono schifato - ha detto nei giorni scorsi, annunciando in un’intervista di avere intenzione di lasciare Genova finita l’emergenza - Che tristezza essere criticato da chi non fa e non sa». L'annuncio ha scatenato la solidarietà: «Grazie dei vostri messaggi e del vostro supporto dopo il mio sfogo di ieri. Mi avete fatto sentire la vostra vicinanza e il vostro apprezzamento per il lavoro che svolgo e che svolgiamo con il mio straordinario gruppo - ha scritto via Facebook - Da Genova, dalla Liguria e da tutta l’Italia ho sentito fortissimo il vostro abbraccio virtuale e il vostro appoggio al mio lavoro. Ai detrattori, che sono una minoranza molto rumorosa, rivolgo un caloroso ringraziamento per avermi dato la possibilità di farmi sentire così tanta vicinanza da parte della gente. Grazie davvero».

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