Giovedì, 28 Ottobre 2021
Coronavirus

Obbligo green pass, Bassetti: "Meglio rinviarlo. Non ha senso nei luoghi di lavoro ottenuto con un tampone"

Per l'infettivologo: "L’abbiamo fatto diventare uno strumento non per stimolare la gente a fare i vaccini, ma per portare la gente a fare i tamponi"

Alla vigilia dell'obbligo di green pass, Bassetti dice: "Io non sono più a favore".

Secondo il direttore del reparto Malattie infettive del San Martino è cambiato lutilizzo della certificazione verde: "L’abbiamo fatto diventare uno strumento non per stimolare la gente a fare i vaccini, ma per portare la gente a fare i tamponi", scrive il professore sulla sua pagina Facebook.

"Bisogna decidere che cosa si deve fare con i luoghi di lavoro. Non tutti i luoghi di lavoro sono uguali per il rischio infettivo. O al lavoro va solamente chi è vaccinato, oppure facciamo il Green Pass alla francese, dove unicamente nei luoghi di aggregazione c’è obbligo di Green Pass, ma rilasciato unicamente con la vaccinazione o con i tamponi ma solo se non puoi fare la vaccinazione".

Non si può, per Bassetti, equiparare tampone e vaccinazione: "Stiamo dando patenti di sicurezza dove non ce ne sono. Il Green Pass ha senso se deve essere uno strumento per stimolare la vaccinazione. Se deve essere uno strumento per far spendere alla gente duecento euro al mese di tampone, è una stupidaggine. Io così da medico non lo supporto. Allungare la validità del tampone a 72 ore non ha senso".

La proposta dell'esperto è di rimandare l''obbligo di green pass a data da destinarsi, lasciandolo nei luoghi di aggregazione: "Diciamo allora che l’Italia non è pronta ad avere il Green Pass sui luoghi di lavoro dal 15 di ottobre".

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