Imprese, Benveduti: «Lavoriamo a una terza edizione dei bandi covid»

Le agevolazioni consentono l'implementazione della dotazione tecnologica dell'attività o interventi di adeguamento degli spazi lavoro alle misure di sicurezza anti-covid

«Dopo i successi delle prime due edizioni, che hanno visto il coinvolgimento di più di 6 mila imprese, lavoriamo a una terza edizione dei bandi Covid. Misure pensate per implementare la dotazione tecnologica delle attività economiche e per consentire, non solo l'acquisto di dispositivi di protezione medica, ma anche l'adeguamento dello spazio-lavoro alle norme sanitarie richieste». Ad annunciarlo è l'assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti.

«Già questa primavera - spiega l'assessore - eravamo coscienti che questa situazione d'emergenza non sarebbe terminata con il caldo ferragostano. Con i mezzi limitati della Regione, specie in questa fase di transizione tra il termine della programmazione europea Por Fesr 2014-2020 e la riprogrammazione dei prossimi sette anni, abbiamo pensato fosse necessario dare una strategia alle nostre azioni. La logica è sempre stata quella di riuscire a tenere vive, per quanto possibile, le imprese, rafforzandone le competenze e le dotazioni digitali. Il fatto che questi bandi siano stati molto bene accolti dalle attività economiche, ci ha incentivato a riproporli in estate, grazie alla riprogrammazione europea, ai nuovi codici Ateco, che in un primo momento non avevamo potuto coinvolgere. Oggi, invece, stiamo valutando con gli uffici il da farsi per soddisfare tutte le richieste ricevute con esito positivo e, perché no, riaprire la possibilità a quelle attività che non erano riuscite a far domanda per tempo».

Si ricorda che le agevolazioni consentono l'implementazione della dotazione tecnologica dell'attività o interventi di adeguamento degli spazi lavoro alle misure di sicurezza anti-covid, attraverso la concessione di contributi a fondo perduto a copertura del 60% dell’investimento. «Crediamo sia una soluzione opportuna per consentire a un numero più alto di imprese di tenere aperte le attività in sicurezza, stimolandole a quell'upgrade tecnologico che permetta loro di continuare a operare in smart-working in caso di un nuovo lockdown» conclude Benveduti.

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