Coronavirus, gli asintomatici lo trasmettono? Le 4 categorie di Bassetti

L’infettivologo genovese, direttore della clinica Malattie Infettive del San Martino, interviene su una delle questioni più controverse in tema di contagio. Per lui, la risposta dipende dal tipo di asintomatico

Anche Matteo Bassetti, infettivologo genovese e direttore della Clinica Malattie Infettive del San Martino, interviene su una delle questioni più dibattute degli ultimi giorni in tema di contagio da coronavirus: gli asintomatici possono trasmetterlo?

Il dibattito si è acceso dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha prima detto che le probabilità di contagio da parte di un asintomatico sono molto basse, per poi fare parziale marcia indietro dopo che la comunità scientifica si è divisa e, in certi casi, alterata per un messaggio considerato rischioso.

Bassetti, dal canto suo, ha invocato cautela: «Da un’istituzione internazionale così importante ci si aspetta che nel momento in cui si pronuncia, lo faccia su delle chiarissime e incontrovertibili evidenze scientifiche - ha chiarito - Buona parte delle misure che stiamo utilizzando, sono infatti state prese proprio per evitare il contagio dagli asintomatici e che questi ultimi rappresentino un problema importante».

Per l’infettivologo genovese, però, è necessario fare una distinzione tra la tipologia di asintomatici, da cui dipende anche la carica virale e dunque la possibilità di contagiare altre persone: «Ci sono 4 categorie di asintomatici: gli asintomatici che resteranno tali e che sono portatori sani del virus, questi dovrebbero avere una bassa carica virale e quindi bassa probabilità di contagiare - ha spiegato Bassetti - La seconda categoria è quella degli asintomatici che nel giro di qualche giorno svilupperanno poi i sintomi, i cosiddetti pre-sintomatici ovvero quelli nella fase di incubazione, e questi presenterebbero invece una più alta carica virale con una conseguente maggiore probabilità di essere contagiosi».

Le ultime due categorie sono quelle dei «paucisintomatici, ovvero soggetti che presentano sintomi lievissimi e che possono passare inosservati, con una carica virale ancora diversa probabilmente più elevata», e di «non più sintomatici, quelli che sono guariti e che dopo due tamponi negativi tornano ad avere positività. Ebbene questi hanno probabilmente carica virale bassissima o addirittura nulla e non sono in grado di trasmettere l'infezione».

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Anche in questo caso, è il tampone a fare la differenza, consentendo di misurare la quantità del virus e «fare quindi un esame sia qualitativo che quantitativo. Solo così si potrebbe stabilire la soglia sopra la quale si è contagiosi oppure no», ha concluso Bassetti, confermando che «i numeri dei nuovi contagi continuano a scendere così come i ricoveri nei nostri ospedali. Speriamo che con la fine del mese di giugno si possa festeggiare la fine di questa prima ondata».

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