Riapertura tra regioni, Liguria in attesa del verdetto

Per la Fondazione Gimbe la nostra regione, insieme con Lombardia e Piemonte, è ancora a rischio. Toti cita il Ministero e gli indicatori, «tutti positivi», il governo potrebbe decidere di prorogare la chiusura al 10 giugno

Per l’Istituto Superiore di Sanità, la Liguria può riaprire i confini il 3 giugno, per il governatore Giovanni Toti potrebbe riaprire anche subito, vista la positività agli indicatori. Per la Fondazione Gimbe, invece, ente indipendente di analisi dell’andamento del contagio da coronavirus in Italia, per Liguria, Piemonte e Lombardia l’apertura il 3 giugno sarebbe una mossa troppo azzardata.

Resta da capire, in giorni di botta e risposta, cosa pensa il governo e cosa deciderà di fare, e venerdì è la giornata in cui il verdetto dovrebbe essere emesso. Il presidente della Regione, dal canto suo, non ha dubbi: la Liguria può e deve aprire il 3 giugno, ed è pronta ad accogliere i turisti provenienti da tutte le regioni per far ripartire l'economia.

«Al di là dei catastrofisti di turno i numeri ci confermano che siamo in una fase molto discendente dell’epidemia, questo senza abbassare la guardia e senza trionfalismi. C’è chi si arroga il diritto di dare giudizi su dati più fragili per quanto riguarda le regioni, e ci auguriamo che lo faccia almeno in buona fede», ha detto Toti, che nel pomeriggio aveva annunciato che «c’è un trend positivo in Liguria per tutti gli indicatori, senza segnali di allarme. È il risultato del monitoraggio della fase 2 previsto dal Dpcm che analizza a Roma settimanalmente i dati forniti da Alisa. Ottimi sono gli indicatori che valutano la qualità del monitoraggio, la circolazione e la pressione sul sistema sanitario regionale. Il famoso R(t), l'indice di contagio, calcolato con diverse metodologie sia da Regione, sia dall’Istituto Superiore di Sanità è compreso tra 0,41 e 0,58. Questi sono i fatti».

Toti è quindi passato a elencare i meriti della Liguria: per quanto riguarda il numero di tamponi, «dal primo al 24 maggio emerge che non si attesta tra quelle che ne fanno di meno, ma che ha aumentato del 20% la sua capacità di fare i tamponi, mentre il numero dei nuovi casi è in costante diminuzione, ed è confermato dal Ministero: non esistono doppie fasce di dati».

Comparando l’incidenza dei casi tra il 4 e il 10 maggio e tra il 18 e il 14, l’incidenza dei casi «è diminuita del 41%, il numero dei pazienti ospedalizzati continua a calare e l’incide di contagio si attesta tra lo 0,4 e lo 0,5 e dunque all’interno di quello che è il range di sicurezza stabilito dall’accordo tra Governo e Regioni».

Al professor Filippo Ansaldi è stato affidato il compito di illustrare i risultati del monitoraggio, con un focus sui 21 indicatori utilizzati per valutare la situazione ligure. 

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«Ci sono tre grandi aree di valutazione - ha detto Ansaldi, a capo della task-force di Alisa - la prima è la nostra capacità di monitoraggio, buona, la seconda è la capacità di diagnosticare precocemente, tracciare e gestire i contatti, anche in questo caso buono. La cosa più interessante è se riusciamo infine a contenere la circolazione del virus, e a rispondere a un improvviso aumento di impatto: emerge chiaramente che la discesa della curva dell’occupazione dei posti letto è ormai evidente».

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