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Coronavirus e affitto: cosa succede per inquilino e proprietario

Le ricadute economiche dell'epidemia e delle misure restrittive riguardano anche i contratti di locazione: abbiamo parlato con un esperto di come comportarsi in caso di difficoltà

A quasi un mese dall’inizio del “lockdown” con cui il premier Giuseppe Conte ha messo in isolamento tutta Italia per combattere il coronavirus, si inizia timidamente a pensare a una graduale ripresa delle attività per consentire al paese di ripartire, la cosiddetta “fase 2” di cui lo stesso Conte ha parlato. A oggi, però, sono tantissime le persone che fanno i conti con le pesantissime ripercussioni economiche delle misure restrittive, famiglie che si sono improvvisamente ritrovate senza reddito e hanno difficoltà a gestire le spese quotidiane.

Il governo ha previsto aiuti economici sia per quanto riguarda i generi di prima necessità, con i buoni spesa, sia per quanto riguarda i mutui per le prime case, con sospensione delle rate. Chi è in affitto, invece, a oggi si ritrova in un limbo: nessun obbligo da parte del proprietario di casa di sospendere il pagamento, nessun supporto a livello istituzionale. Una soluzione, però, esiste, ed è l’accordo di riduzione del canone, un accordo su base volontaria tra inquilino e proprietario che ha vantaggi per entrambi.

«Si tratta di un accordo per ridurre il canone di affitto per un certo periodo - spiega Alberto Borea, commercialista ed esperto tributario - Attraverso uno specifico modulo, il modello 69, è possibile registrare la scrittura di accordo all'Agenzia delle Entrate, non si deve pagare nulla, né imposta di registro né bolli».

«Noi stiamo consigliando ai nostri clienti, in particolare a quelli che hanno attività commerciali, di contattare la proprietà proprio per concordare una riduzione e/o sospensione dei canoni di locazione - conferma Borea - da formalizzare poi in un accordo scritto che registreremo una volta che gli uffici saranno riaperti».

L’accordo è, come detto, su base volontaria: non c’è obbligo da parte del proprietario di proporlo o di accettarlo, e viceversa. Siglarlo, però, in certi casi potrebbe essere vantaggioso per entrambi: «Se le parti si mettono d'accordo è meglio per tutti e due - conferma Borea - l’inquilino paga meno di affitto, il proprietario pagherà meno tasse perché dichiarerà un canone più basso. Se invece non si mettono d'accordo, il rischio è che l'inquilino non paghi l'affitto e il proprietario pagherà le tasse su un canone che non ha mai incassato».

La questione affitto è stata affrontata anche da Confedilizia durante un confronto con Sunia, il sindacato degli inquilini: «Troviamo di buon senso il suggerimento volto a disporre riduzioni dell’Imu anche attraverso sistemi incentivanti nei confronti degli accordi fra le parti per rimodulare il rapporto di locazione  - ha detto Vincenzo Nasini, presidente di Confedilizia Genova e vicepresidente nazionale - I problemi dell’affitto, nel settore abitativo così come in quello commerciale, non si risolvono scaricando i problemi degli inquilini sui proprietari, ma favorendo il salvataggio dei rapporti in essere, a beneficio di tutti». 

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