Martedì, 28 Settembre 2021
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Certosa di Rivarolo, Asef e Mibact restaurano il "risseu” del chiostro

Il restauro è stato affidato a Gabriele Gelatti, ultimo degli artigiani in grado di posare ex novo un “risseu” partendo dalla cernita, una ad una, delle moltissime pietre necessarie: il recupero del pavimento in ciottoli del Cinquecento terminerà nel 2022

I toni bianchi e neri delle pietre levigate dal mare della Liguria, le figure geometriche che incorniciano quelle simboliche e sacre della tradizione cristiana biblica, le progressioni in ordine cromatico, la scansione del tempo e dello spazio data dal colonnato di ordine tuscanico. Il piccolo chiostro della chiesa parrocchiale della Certosa di Rivarolo torna a splendere in tutta la sua magnificenza grazie al restauro del “risseu”, il pavimento a mosaico in ciottoli la cui posa iniziò nel 1546 e terminò oltre un secolo dopo, nel 1671.

Il restauro conservativo è stato possibile grazie ad un concorso di finanziamenti che vede capofila Asef Srl del Comune di Genova, la società specializzata in onoranze e trasporti funebri, insieme al Mibact, il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Accanto a loro sono intervenute altre realtà private, come l’associazione dei genovesi a Londra, il Lions club e gli stessi parrocchiani.  Finora sono stati raccolti centomila euro «Ma - dice don Gian Andrea Grosso, parroco della Certosa – per terminare anche la seconda parte del progetto ne serviranno altrettanti».

Il restauro è stato affidato a Gabriele Gelatti, ultimo degli artigiani in grado di posare ex novo un “risseu” partendo dalla cernita, una ad una, delle moltissime pietre necessarie, e uno tra i rarissimi restauratori di opere medievali come quella della Certosa. «Questi mosaici in ciottoli sono tesori culturali unici - commenta Gelatti - Ormai io ho un’esperienza trentennale nel campo e cerco di avviare a questa professione i giovani che si dimostrano interessati.Perché, altrimenti, questi beni andranno perduti. L’unico modo per tramandarne la raffinatezza costruttiva e progettuale è portarli sul campo, nei cantieri, dove si lavora con le mani».

Il primo e il secondo lotto sono stati ultimati proprio in questi giorni, consegnati agli esperti della Soprintendenza dei beni artistici e architettonici solo alcune ore fa. Ogni ciottolo è stato raccolto nel greto del torrente Polcevera e sulla spiaggia di Vesima. La levigatura dell’acqua ha reso identici i toni delle pietre innestate oggi accanto a quelle risalenti al Cinquecento. «Un lavoro straordinariamente curato» commenta Maurizio Barabino, amministratore unico di Asef, che insieme al dirigente amministrativo e gestionale Franco Rossetti ha destinato una quota del fondo “Asef per Genova” proprio al recupero del “risseu” della Certosa.

«I beni architettonici e artistici della nostra regione sono particolarissimi, unici e preziosi - aggiunge Barabino - Riteniamo utile partecipare ad azioni conservative per riconsegnare questi beni alla nostra Città ed ai suoi cittadini». Asef era intervenuta nel 2019 sovvenzionando anche il recupero del “risseu” della chiesa di San Gottardo. La decisione fu presa da Franco Rossetti: «Abbiamo tracciato una rotta - commenta il dirigente della partecipata comunale - Gli interventi sovvenzionati con il fondo sociale ‘Asef per Genova’ hanno tutti la radice comune di voler contribuire alla bellezza, all’utilità e alla socialità delle più diverse aree e realtà cittadine».

Il restauro del “risseu” del piccolo chiostro di San Bartolomeo della Certosa, che in realtà è il più grande della Liguria con i suoi 760 metri quadrati, dovrebbe terminare nel 2022 e fa parte di una generale ristrutturazione del complesso architettonico che fu, in origine, un monastero di frati certosini. I primi finanziamenti ministeriali di 4 milioni di euro risalgono al 2013: furono veicolati a Genova grazie al lavoro del consigliere delegato del Municipio V Valpolcevera Giovanni Casanova e spesi per opere strutturali. «Dopo il primo intervento -  racconta Casanova - abbiamo sollevato la necessità di ridare al ‘risseu’ il suo antico aspetto. Il 15% della sua superficie era da ristrutturare. Oggi siamo giunti a metà dell’opera e non ci riterremo soddisfatti finchè non avremo terminato».

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