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Riaprono i centri per disabili: tamponi per operatori e ospiti contro il contagio

La giunta regionale ha approvato venerdì il piano regionale territoriale per la progressiva riattivazione dei servizi semiresidenziali e dei centri diurni per persone con disabilità dopo l'emergenza coronavirus

Anche i centri per disabili riaprono dopo il lungo periodo di lockdown da coronavirus caratterizzato da restrizioni e limitazioni. E proprio per prevenire il contagio, la giunta regionale ha approvato venerdì il piano regionale territoriale per la progressiva riattivazione dei servizi, un protocollo che contiene le indicazioni per la rimodulazione della rete territoriale garantendo allo stesso tempo la sicurezza degli ospiti e degli operatori di ciascuna struttura.

Il piano prevede tamponi per operatori e per ospiti prima dell’ingresso, e che ogni struttura, prima dell’inizio dell’operatività, presenti un progetto per la riapertura del servizio contenente la pianificazione degli interventi, validata dalla Asl territorialmente competente. Gli spazi dovranno inoltre essere idonei per garantire il rispetto della distanza interpersonale rispetto al numero massimo di persone ammissibili per ogni singolo ambiente.

«Il piano ha tenuto conto delle  diverse realtà locali che non possono essere assimilate in un’unica formula organizzativa ma devono essere valutate singolarmente per trovare la migliore modalità operativa a garanzia di una riapertura sicura e efficace dal punto di vista della qualità assistenziale - ha detto l’assessore regionale alla Sanità, Sonia Viale - La sinergia tra i servizi territoriali competenti della Asl e i gestori dei servizi, in questa fase delicata, è fondamentale per garantire che la ripresa delle attività avvenga sempre con la massima sicurezza, bilanciando i bisogni degli ospiti e il tema della prevenzione del contagio».

La riapertura dei centri diurni per anziani è invece in corso di valutazione proprio in virtù della fragilità di questa fascia di popolazione: «È prevista la possibilità di riaprirne alcuni, con un regime molto stretto e sotto severo controllo da parte delle autorità sanitarie - ha concluso Viale - L’attività potrà ripartire in piccoli gruppi (massimo 4 persone) se fondamentale per il mantenimento e il raggiungimento degli obiettivi di cura e nei soli casi individuati dal responsabile/direttore della struttura».

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