Studente con sintomi sospetti, i compagni nel limbo: «Siamo costretti a scegliere tra salute e diritto allo studio»

Gli studenti della classe 5 E del liceo Cassini chiedono una modifica ai protocolli della Asl che non prevede l’attivazione della didattica a distanza: «Studenti costretti a scegliere tra tutelare la salute e il diritto allo studio»

Uno studente con sintomi da coronavirus e in auto quarantena, in attesa di tampone e con un convivente già accertato positivo, e il resto dei compagni nel limbo, costretti a scegliere autonomamente se andare a scuola lo stesso (con il rischio contagio alla luce di una eventuale positività) o rinunciare alle lezioni.

L’esperienza, comune a molte classi in queste settimane, la raccontano gli studenti della quinta E del liceo Cassini di via Galata, che lanciano un appello affinché vengano rivisti i protocolli della Asl in casi di positività, e venga attivata la didattica a distanza.

Tutto parte dopo che uno studente della classe manifesta sintomi covid, sospetti anche alla luce del convivente già accertato positivo. La segnalazione da parte della rappresentante alla scuola e alla Regione parte il 18 ottobre, e gli studenti lamentano « una paradossale situazione in cui si trova, senza, a oggi 19 ottobre, aver ricevuto alcun riscontro da parte di nessuno». Lo studente infatti resta in attesa di tampone per accertare se sia o meno positivo, ma i tempi della Asl non sono immediati, e nel frattempo i compagni non sanno cosa fare: andare a scuola ugualmente, o restare a casa arbitrariamente e risultare come assenti, visto che il ministero della Salute non prevede quarantena e didattica a distanza se non c’è un caso accertato da tampone? 

«Il tema fondamentale su cui ci impuntiamo - spiegano dalla Quinta E - è quello della necessità di revisione dei protocolli che riguardano l'attivazione della Didattica a Distanza, partendo dal presupposto che le procedure Asl stanno subendo notevoli ritardi (che superano addirittura i 10 giorni, cioè quelli previsti per la quarantena). Oltre alla segnalazione del caso vorremmo esprimere la nostra proposta correttiva al problema. Le procedure fornite dalla Asl alla scuola non contemplano infatti l'attivazione della Didattica a Distanza in un caso come il nostro, ossia di un compagno con sintomi e convivente positivo; la nostra obiezione ruota intorno al fatto che la responsabilità, date le evidenze, sta ricadendo sui singoli studenti che si trovano costretti a scegliere tra la tutela della salute, rispettando la coscienza e buon senso (che imporrebbe, presupponendo la positività del compagno e la necessità in tal caso di quarantena, un isolamento volontario), e il suo diritto allo studio (perciò la partecipare alle lezioni nell’unica modalità prevista, ossia quella della presenza in classe)». 

«Consapevoli del fatto che tra le competenze della scuola non rientrano quelle sanitarie - concludono gli studenti - e che perciò non è la scuola che può “quarantenare” a sua discrezione un'intera classe, in casi di probabile ma non ancora accertata positività di un compagno, rimarrebbe comunque valida, nella nostra idea, la soluzione di concedere la facoltà di scelta riguardo alla modalità di partecipazione alla lezione».   

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