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Al via il Campionato di Pesto Genovese al Mortaio: «Un evento per pensare al futuro»

Per Toti «oggi non rinunciare a questo tradizionale appuntamento anche se fatto in tempo di covid e in streaming vuol dire ripensare già al futuro, rimettersi in moto»

«Il pesto è un simbolo della Liguria, non solo gastronomico, è uno stile di vita è un profumo, un colore, è il verde delle nostre colline, il simbolo del nostro agroalimentare fatto col basilico dop. Oggi non rinunciare a questo tradizionale appuntamento anche se fatto in tempo di covid e in streaming vuol dire ripensare già al futuro, rimettersi in moto, vuol dire pensare a una tarda primavera e estate dove la vita potrà tornare, con le regole e le attenzioni necessarie»: lo ha detto il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti partecipando quest’oggi all’ottava edizione del Campionato Mondiale di Pesto Genovese nella Sala del Minor Consiglio a Palazzo Ducale, insieme al sindaco di Genova Marco Bucci e al presidente della Camera di Commercio Luigi Attanasio.

«Il mio rapporto col pesto è un’amicizia affettuosa – ha detto Toti - lo frequento molto spesso, ho provato a farlo con scarsi risultati, ma più volte alla settimana ci incontriamo. Il pesto deve essere fatto rigorosamente con l’aglio perché gli ingredienti sono sacri ed è l’alchimia dell’ equilibrio tra quegli ingredienti che dà quel sapore così particolare. Il pesto è un condimento teoricamente semplice ma praticamente molto complesso e infatti in sala, collegati in videoconferenza, ci sono persone che si sfidano proprio sull’alchimia della grana e del profumo, sull’equilibrio dei sapor. Pertanto dico, purché mangino il pesto anche senza aglio va benissimo».

Toti nel suo intervento a margine ha rimarcato l’importanza dell’agroalimentare come volano turistico. «Credo che l’agroalimentare sia diventato un pezzo importante della nostra offerta turistica – ha ribadito il governatore - ci si muove non solo per andare sulla spiaggia o vedere una mostra, o una chiesa, ma per portarsi dietro il ricordo di sapori, profumi, emozioni che si vivono sul territorio e magari riviverle quando mangi quella cosa a casa tua, a distanza di chilometri. Noi in Liguria stiamo lavorando proprio per l’integrazione tra territorio e agroalimentare».

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