Relitto di Camogli: Soprintendenza e sub al lavoro per scoprire se è la leggendaria Santo Spirito

Scoperto lo scorso 19 giugno, il punto lascia pensare che potrebbe trattarsi della nave ragusea affondata nel 1579

A poco meno di due mesi dall’annuncio della scoperta di un nuovo relitto nel mare di Camogli, il Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea della Soprintendenza è già al lavoro per ricostruire la storia di un ritrovamento che potrebbe rivelarsi ancora più eccezionale.

L’obiettivo, infatti, è accertare se si tratti effettivamente della nave ragusea Santo Spirito e Santa Maria di Loreto, naufragata nel 1579 in quelle stesse acque e finora mai ritrovata. Il sospetto c’è, e gli esperti della Soprintendenza, con le unità navali e il personale altamente specializzato di Drafinsub, stanno conducendo le prospezioni sotto la direzione del Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea (S.T.A.S.) della Soprintendenza nei fondali di Porto Pidocchio a Camogli (nella “zona C” dell’Area Marina Protetta di Portofino), a una cinquantina di metri di profondità.

Alle ispezioni partecipano anche i protagonisti della scoperta, che l’hanno subito segnalata alla Soprintendenza: Edoardo Sbaraini e Gabriele Succi, sommozzatori professionisti e titolari della ditta di lavori subacquei “Rasta Divers” di Santa Margherita Ligure, coadiuvati dal biologo marino e video operatore Fabio Benelli. 

Camogli, storia del leggendario naufragio del galeone Santo Spirito

I ritmi sono serrati: dodici immersioni da un’ora e mezza al giorno in coppia, per un totale di quattordici ore di immersione continua (a norma Uni 11366). I risultati dei lavori in corso saranno resi noti dopo l’estate, dopo le verifiche tecniche e diagnostiche sui reperti, la disamina del contesto di giacitura e le analisi storico-documentarie. I primi riscontri, però, sono molto promettenti: una task force di esperti a livello internazionale, coordinata dalla Soprintendenza, è allo studio per cercare di precisare la datazione e verificare eventuali corrispondenze con quella che è considerata la chimera di tutti i subacquei della zona, la Santo Spirito e Santa Maria di Loreto.

«I lavori procedono a ritmo serrato e in sicurezza: i reperti più piccoli saranno salpati e opportunamente trattati dopo la necessaria attività di documentazione, mentre le testimonianze di maggiori dimensioni e non a rischio di asportazione rimarranno custodite dal mare e opportunamente protette da sacchi di sabbia - ha spiegato Simonluca Trigona dello Stas - Una nuova ordinanza della Capitaneria garantirà la tutela di questo sito. A operazioni concluse e dopo un’attenta analisi dei reperti e delle caratteristiche dell’architettura navale, presenteremo pubblicamente gli esiti delle indagini in corso».

Anche Alessandra Cabella, ricercatrice dello Stas, di è detta entusiasta del progetto: «Grazie alla scoperta dei Rasta Divers, sommozzatori attentissimi e preparati, alla sensibilità e generosità tutt’altro che scontate di Drafinsub e alla preziosa consulenza dell’archeologa subacquea Giusi Grimaudo, si realizza oggi su questo relitto a Camogli un circolo virtuoso e positivo nel gioco di squadra, con le diverse competenze che, fra pubblico e privato, si coniugano verso il fine del bene comune: la cultura fa bene. Queste ricerche ci consentono oggi di scoprire e costruire tasselli della nostra storia e della nostra identità, col ruolo di coordinamento del Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea della Soprintendenza. La cultura ci costruisce rendendoci come anelli di un’unica catena attraverso il tempo, per poter custodire e tramandare con coscienza le testimonianze del passato nel futura».

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