Caccia al cinghiali, gli animalisti scendono in piazza: «Gli animali hanno diritti ed emozioni»

Presidio il 3 ottobre in piazza Martinez per protestare contro l'avvio della stagione: «La caccia nel 2020 deve cessare, essendo un pericolo anche per gli stessi esseri umani e ledendo il sentimento di molti»

Alla vigilia dell’apertura della caccia in Liguria, gli animalisti genovesi (e non solo) scendono in piazza per protestare con un presidio fissato al 3 ottobre in piazza Martinez.

La manifestazione è organizzata dalla Task Force Animalista, associazione culturale/politica senza scopo di lucro, che si propone da statuto lo scopo di promuovere la tutela e il rispetto di tutti gli animali come esseri senzienti per ottenere il superamento della concezione dell’animale come “res”, in collaborazione con numerose associazione animaliste della regione e non solo e con «i cittadini che riconoscono agli animali emozioni quali gioia, dolore, empatia e intelligenza nonché diritti, dalla parte dei cinghiali liguri, condannati a morte dalle Istituzioni che non hanno fatto, nonostante i fondi promessi, adeguata prevenzione (sterilizzazioni, recinzioni e segnaletiche stradali)».

«Dal 4 ottobre prenderà il via la consueta mattanza annuale - spiega Fabio Dolia, portavoce degli animalisti genovesi - alle altre specie già cacciabili si vanno ad aggiungere 7812 cinghiali da abbattere, nella sola Provincia di Genova, nonostante le evidenze scientifiche che dimostrano come la caccia non rappresenti un limite a queste popolazioni né ad eventuali danni causati».

Gli animalisti puntano il dito anche contro l’abbattimento dei cinghiali (la maggior parte famiglie con cuccioli al seguito) che da anni stazionano «senza creare alcun problema nel Bisagno a Genova, anche e soprattutto per colpa dell’essere umano che li “invita” a scendere a valle portando loro da mangiare».

«La Regione Liguria detiene per di più il triste primato delle ZAC, Zone Addestramento Cani, nelle quali finiscono la maggior parte dei giovani cinghiali che non superino i trenta chili (al superamento dei trenta chili ne è poi previsto lo “smaltimento”), catturati nei paesi e nelle città essendo, per decreto regionale, proibita la remissione nel territorio», spiegano ancora gli animalisti, sottolineando che «la caccia nel 2020 deve cessare, essendo un pericolo anche per gli stessi esseri umani e ledendo il sentimento di molti. Illegale dunque, per un Codice Civile attento al sentimento e al dolore umano e priva di ogni fondamento logico».

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