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Domenica, 16 Giugno 2024
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In bici dalla Germania alla Liguria sulle tracce del nonno deportato: "Tornò dopo 98 giorni di cammino, non perdiamo la memoria"

L'emozionante percorso di Paola Sottanis nel ricostruire la storia del nonno, soldato italiano che venne deportato in Germania quando rifiutò di unirsi alla Repubblica Sociale Italiana: "Quando fu liberato camminò per 98 giorni per tornare a casa. Quella dei soldati che pagarono le loro idee con la libertà è una storia troppo spesso dimenticata"

Dalla Germania alla Liguria, a piedi, passo dopo passo per 98 giorni dopo la prigionia e le deprivazioni, con la forza della determinazione per rivedere la sua famiglia. Così, nel 1945, Attilio Sottanis, dopo essere stato rinchiuso in un campo di prigionia nazista e dopo essere stato liberato dai russi, è tornato nella sua Sesta Godano. A lui, soldato dell'esercito italiano catturato dai nazifascisti nel 1943 dopo l'armistizio, era stata data un'alternativa: aderire alla Repubblica Sociale Italiana oppure la deportazione. Scelse la seconda. 

La storia dei soldati italiani che non si unirono ai repubblichini

Quasi ottant'anni dopo, la nipote Paola Sottanis, genovese, compirà lo stesso tragitto in bicicletta, dalla Germania alla Liguria, per non dimenticare la storia del nonno e di tutti i soldati che scelsero di non unirsi ai repubblichini pagando con la libertà. In numeri, si parla di circa 650mila militari internati a cui solo in anni recenti è stato riconosciuto lo status di resistenti. 

L'iniziativa partirà quest'estate, nell'anno in cui Attilio avrebbe compiuto 100 anni, verrà aggiornata da Paola su Instagram, e ha già ricevuto il sostegno di Regione Liguria, sezione truppe alpine dell'Esercito italiano, Comune di Sesta Godano, Aned, Anpi Genova e La Spezia, Ana Genova, Cgil, Memoriale Divisione Cuneense e di Boni Sport Genova come sponsor tecnico.

Il biglietto lanciato dal treno per avvertire che lo stavano portando via

"Mio nonno - racconta Paola a GenovaToday - era stato obbligato a entrare nell'esercito durante la guerra, negli alpini, aveva 18 anni. Poi sei mesi dopo, nel 1943, con l'armistizio, venne catturato vicino a Trento e gli venne chiesto di unirsi alla Repubblica di Salò di Mussolini. Lui rifiutò, coerentemente con i suoi ideali. Non gli diedero neanche il tempo di salutare la famiglia, lo caricarono su un treno e lo deportarono in Germania". 

Sul treno riuscì però a scrivere un bigliettino. Giusto il tempo di scrivere il proprio destino in poche parole: "Sono Attilio Sottanis, mi hanno preso i tedeschi, mi stanno portando in Germania". Gettò la carta dal treno senza farsi vedere, e questa finì nelle mani di una ragazza che, con una serie di peripezie, riuscì a farla avere alla sua famiglia. 

Da qui la prigionia: "Lo hanno portato in diversi campi - racconta Paola - di cui l'ultimo era lo Stammlager III-B, al confine con la Polonia, da cui partirà il mio viaggio della memoria".

Al ritorno, il suo paese bruciato dai nazifascisti

Nel 1945 la liberazione da parte dei russi. Era "l'ora di tornare a casa", come il nome che Paola ha scelto di dare alla sua iniziativa. Novantotto giorni per circa 1.500 km a piedi, fino a quando Attilio arrivò nella sua Sesta Godano, piccolo comune in provincia della Spezia. "Arrivò nell'agosto del '45 ma trovò tutto bruciato a causa dei rastrellamenti dei nazifascisti. Per fortuna sua mamma e i suoi fratelli partigiani si erano salvati. Per loro fu un'emozione enorme, sua madre quasi non lo riconosceva".

Paola si commuove ricordandosi il viaggio del nonno: "È mancato nel 2011, sei mesi dopo aver ricevuto la medaglia d'onore. Lui parlava spesso di quel periodo a me e mia sorella, cercava di raccontarci tutto nei dettagli, diceva che la memoria era importante. Lui ai tempi del viaggio aveva la terza elementare dunque storpiava i nomi di alcuni luoghi in Germania ma durante i mesi della pandemia, con lo stop dovuto alle restrizioni, sono riuscita a recuperare i suoi documenti e a ricostruire la sua storia grazie anche all'Archivio di Stato, agli enti tedeschi per il mantenimento della memoria e a numerose ricerche sul web". 

La cartolina dell'amico al parroco: "Non oso contattare la famiglia, ditemi se è vivo"

Tra i documenti di nonno Attilio, a testimoniare la sua avventura, c'è anche una commovente cartolina inviata da Giovanni, un ex compagno di prigionia, al parroco di Sesta Godano per avere notizie dell'amico. I due ragazzi erano stati liberati insieme e stavano tornando a casa, poi le strade si divisero, e allora Giovanni, originario della provincia di Vicenza, scrisse una cartolina scegliendo - per delicatezza - di non inviarla alla famiglia bensì al parroco: "Io - scrisse - fino alla fine di febbraio del corrente anno fui in Germania compagno e amico di Sottanis Attilio, poi fummo separati e da allora non seppi più nulla di lui. Alla sua famiglia non oso rivolgermi se è tornato e questo lo auguro di cuore, mi appello a voi reverendo onde sappiate comunicargli questo mio scritto".

Tramite la cartolina, grazie al web Paola è riuscita a risalire alla famiglia di Giovanni e a contattare la nipote: "Quando le ho mandato la foto della cartolina si è commossa, era in lacrime, ha riconosciuto la scrittura e abbiamo iniziato a scambiarci racconti e documenti per ricostruire la storia. Mio nonno era sopravvissuto anche grazie al cibo che questo compagno di prigionia gli passava di nascosto".

La cartolina mandata al parroco: "Ditemi che il mio amico è vivo"

"L'ora di tornare a casa"

Insomma, quello di Paola si prospetta un viaggio ricco di emozioni sulle tracce della storia: "Penso che partirò dallo Stalag III-B, dove è iniziato il cammino del nonno, il 20 luglio per concludere questa grande pedalata della memoria il 5 agosto a Sesta Godano. Penso che mantenere la memoria sia davvero importante. Forse ora più che mai". 

L'ora di tornare a casa, insomma, con un pezzo in più di storia per continuare a ricordare.

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