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Ponte Morandi, il nuovo ad di Atlantia chiede scusa ai familiari delle vittime e a tutti gli italiani

Intervista al nuovo amministratore delegato di Atlantia. Parlando di tariffe, Bertazzo ha detto che «la società deve mantenere un equilibrio economico-finanziario e deve essere messa in grado di mantenere la bancabilità del suo programma di investimenti»

Autostrade prova a voltare pagina dopo la tragedia del ponte Morandi e gli ultimi episodi, che hanno evidenziato qualche problema sulla rete ligure. Oggi su La Stampa è uscito un articolo a firma Francesco Spini in cui il nuovo amministratore delegato di Atlantia, Carlo Bertazzo, in carica dal 13 gennaio, parla del presente e del futuro del gruppo.

«Revocare la concessione ad Autostrade per l'Italia vorrebbe dire compromettere un'azienda e mettere a rischio un gruppo leader mondiale nel suo settore, e quindi importante per il Paese. Noi diamo concreta disponibilità al Governo per trovare una soluzione equilibrata nell'interesse generale». Sono le prime righe dell'intervista.

Impossibile non parlare del crollo di ponte Morandi. Questa la ricetta di Bertazzo per ripartire: «quanto è accaduto con il ponte Morandi è qualcosa di gravissimo, che non doveva succedere e che rappresenta uno spartiacque per l'azienda - ha detto l'ad -. Chiediamo anzitutto scusa ai familiari delle vittime e a tutti gli italiani. A questo tragico evento è seguita l'uscita delle intercettazioni. Nel gruppo non avremmo mai nemmeno potuto immaginare che ci fossero persone così distanti dall'etica aziendale e dal nostro modo di vedere e di operare. Da qui dobbiamo ripartire. Puntando sul ricambio manageriale e sull'investimento sui giovani talenti, su un radicale cambio di cultura aziendale, sulla ri-motivazione di tutti i lavoratori delle aziende del gruppo, sulla misurazione costante delle performances operative. E intendiamo anche cambiare la struttura della holding».

Dopo aver spiegato la strategia per il rilancio, il nuovo amministratore delegato è stato interpellato a proposito di Aspi, delle mancanze nella manutenzione. 'Possibile che tutto sia avvenuto all'insaputa di Atlantia?', domanda l'intervistatore. «Il cda di Atlantia cura gli indirizzi strategici delle controllate - replica Bertazzo -. I programmi di manutenzione e le sue modalità non rientrano tra le cose che abbiamo mai discusse. Sicurezza e reputazione sono sempre stati obiettivi assoluti dettati dal consiglio. È evidente che qualcosa non ha funzionato o che non è stato fatto a sufficienza da Autostrade per l'Italia. Ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità. Lasciamo che la magistratura faccia il suo corso».

Per quanto riguarda il dibattito sulla revoca delle concessioni, il nuovo ad ha le idee chiare. «Revocare la concessione vuole dire compromettere un'azienda e mettere a rischio un gruppo. Peraltro, e lo dico sottovoce, senza ancora un accertamento delle responsabilità da parte dell'autorità giudiziaria».

«In caso di revoca - dice Bertazzo -, senza ricavi e con indennizzi ridotti e differiti nel tempo, dovrebbe immediatamente rimborsare i debiti e quindi difficilmente potrebbe evitare un default. Sarebbe una cosa gravissima per il Paese. Per Atlantia, invece, si tratterebbe di garantire una parte del debito di Aspi. Abbiamo linee di credito, ma con la revoca dovremmo iniziare a fare delle riflessioni».

Dopo tutti i disagi patiti dai liguri, un tema a loro caro è quello delle tariffe. «C'è la massima disponibilità a dialogare - ha concluso Bertazzo -. Fermo restando alcuni principi: la società deve mantenere un equilibrio economico-finanziario e deve essere messa in grado di mantenere la bancabilità del suo programma di investimenti».

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