Autostrade rende pubblica la lettera inviata al governo: «Ecco la nostra proposta»

La società diffonde la proposta inviata l’11 luglio ai Ministeri competenti: 3,4 miliardi di investimenti, no alla manleva

Nel giorno in cui si dibatte sempre più ferocemente della revoca delle concessioni autostradali ad Autostrade per l’Italia, e in cui Atlantia fa un tonfo in borsa dopo le parole con cui il premier Giuseppe Conte ha di fatto preso nettamente le distanze dai Benetton, Autostrade per l’italia ha deciso di rendere pubblica la lettera inviata al Mit e agli altri ministeri contenente la proposta per mantenere, di fatto, le concessioni.

«La verità è che sabato è arrivata una risposta ampiamente insoddisfacente, per non dire imbarazzante: tutto meno che un'accettazione delle richieste del governo - ha detto il premier - Porterò la questione della revoca in Consiglio dei ministri e decideremo collegialmente, ma non siamo disponibili a concedere ulteriori benefici. Sarebbe davvero paradossale se lo Stato entrasse in società con i Benetton, per le gravi responsabilità accumulate dal management scelto e sostenuto dai Benetton nel corso degli anni fino al crollo del Morandi e anche dopo».

Aspi , nella giornata in cui Regione Liguria ha fatto partire una causa civile, ha quindi deciso di rendere pubblica la lettera cui fa riferimento Conte, inviata l’11 luglio, due giorni dopo l’incontro che si è tenuto proprio al Mit e finalizzato alla definizione della procedura di quello che Asp definisce “presunto grave inadempimento in corso”, e quello su cui il Ministero e il governo ormai da tempo dibattono. E che si fonda in gran parte sulla situazione del nodo autostradale ligure. 

«In caso di accettazione della proposta, Aspi ha aumentato da 2,9 miliardi a 3,4 miliardi l'importo totalmente a proprio carico da destinare a riduzioni tariffarie, a interventi aggiuntivi di manutenzione e a interventi per la ricostruzione del viadotto sul Polcevera - si legge nella lettera - Verrebbe inoltre recepito il regime tariffario regolato dalle delibere dell'Art, sulla base delle risultanze concordate al tavolo tecnico svoltosi al Mef, con l'impegno ad aggiornare il Piano Economico Finanziario entro 7 giorni dall'accettazione della nuova proposta. È stata formulata anche una proposta di ridefinizione dell'art. 9 della Concessione relativa alla regolamentazione dei casi di inadempimento e decadenza - previa verifica con esperti indipendenti con comprovata esperienza delle condizioni di bancabilità del piano degli investimenti previsti – ed è stata comunicata la volontà di rinunciare a tutti i ricorsi presentati nei confronti della parte pubblica».

Quest’ultima parte riprende il ricorso presentato al Tar da Autostrade contro l’esclusione dai lavori di ricostruzione per il nuovo ponte, su cui si è espressa anche la Consulta, stabilendo che la dicitura inserita nel Decreto Genova - che escludeva appunto Aspi dai lavori - è legittima.

«La società ha inoltre dato disponibilità a valutare l'apertura del proprio capitale a investitori terzi pubblici e privati, a supporto del rilevantissimo piano degli investimenti previsto dal Piano di Trasformazione», prosegue Aspi, corroborando dunque quanto detto da Conte sulla possibilità che lo Stato potesse entrare in società con Atlantia.

«La proposta formulata da Aspi l'11 luglio è l'esito di un confronto negoziale iniziato circa un anno fa e che ha visto la società formulare diverse proposte, sempre migliorative, con oltre 10 lettere inviate all'Esecutivo - si legge in una nota - La missiva dello scorso sabato aderisce alle ultime richieste del governo, a riprova dell'impegno complessivo profuso dalla società verso l'interesse pubblico». 

Tra quanto rifiutato da Aspi c’è invece la richiesta di manleva formulata al tavolo a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Mit e del Mef, a fronte di danni civili che potrebbero essere richiesti da terzi a tali istituzioni per loro eventuali responsabilità come conseguenza del tragico crollo del Viadotto sul Polcevera. Tradotto, Autostrade esclude che venga messo per iscritto che il governo, Mit e Mef non possano essere ritenuti responsabili civilmente (e dunque vi si possa rivalere economicamente),  «ciò nella prospettiva che ciascuno risponda per le proprie responsabilità, ove fossero accertate, nell'ambito della distinzione dei ruoli tra Concedente e Concessionario».

«Autostrade per l'Italia auspica dunque che le decisioni che verranno assunte siano basate solo ed esclusivamente su aspetti di tipo giuridico, tecnico, sociale ed economico e tengano conto del patrimonio industriale unico rappresentato dalla società e degli interessi dei suoi 7.000 lavoratori, dei 17.000 piccoli risparmiatori - che detengono una quota del debito - e delle migliaia di creditori commerciali e fornitori, che rappresentano una quota assolutamente rilevante del comparto produttivo del Paese».

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