Autostrade, accordo in vista: no alla revoca, fuori i Benetton e dentro lo Stato

Dopo un consiglio dei ministri infuocato, sembra che sia stata accettata la proposta del Mef: Cassa Depositi e Prestiti subentrerà nella gestione della società, che verrà quotata in borsa

C’è (pare) l’accordo sulle concessioni autostradali. Dopo un consiglio dei ministri durato tutta la notte, e interrotto nei momenti più complessi, fonti di Palazzo Chigi riportano che la soluzione adottata per risolvere un nodo che si trascina da due anni è che lo Stato subentri ad Atlantia nella gestione di Autostrade per l’Italia.

Nel corso della nottata, i vertici di Aspi ha mano a mano accettato le richieste del governo, tra cui quella del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha suggerito l’uscita graduale di Atlantia (la società della famiglia Benetton) da Autostrade per l’Italia, l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti e la quotazione in borsa della società. A questo si aggiunge un risarcimento danni da 3,4 miliardi, e la promessa di maggiori investimenti sulla manutenzione e una riduzione delle tariffe.

L’accordo è stato raggiunto all’alba, dopo una discussione infuocata in cui è stato stabilito anche che saranno Ministero dei Trasporti e Ministero dell’Economia a dettare le linee per definire l’uscita di Atlantia e l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti. Scartata, insomma, l’idea della revoca che lo stesso premier Conte aveva più volte avanzato nei giorni scorsi: «O Autostrade accetta tutte le nostre condizioni, o sarà revoca». 

L’ingresso delllo Stato in Aspi sembra invece essere la soluzione che convince di più, e questo nonostante che Conte avesse parlato anche di questa eventualità, dicendosi scettico. Entro un anno, invece, l'accordo prevede che i Benetton lasceranno il posto a Cassa Depositi e Prestiti,  con lo scorporo dell'azienda dalla holding Atlantia e un aumento di capitale.

«Ieri è successo qualcosa di assolutamente inedito nella storia politica italiana - ha detto il premier Giuseppe Conte - Il Governo ha affermato un principio, in passato calpestato: le infrastrutture pubbliche sono un bene pubblico prezioso, che deve essere gestito in modo responsabile, garantendo la piena sicurezza dei cittadini e un servizio efficiente».

«Non spetta al governo accertare le responsabilità penali per il crollo del Ponte Morandi - ha proseguito Conte, definendo il negoziato “durissimo” - Questo è compito della magistratura e confidiamo che presto si completino questi accertamenti in modo da rendere giustizia a tutte le vittime di questa tragedia. Il compito del Governo è contestare le gravi violazioni contrattuali e la cattiva gestione di cui si è resa responsabile Aspi e impedire che i privati possano continuare ad avvantaggiarsi di una concessione totalmente squilibrata a loro favore sia dal punto di vista giuridico sia dal punto di vista economico»

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Sulla decisione del governo, su cui esulta il Movimento 5 Stelle parlando di "promesse mantenute", è intervenuto il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti: «Autostrade, tanto rumore per nulla. Anzi, molto peggio, rumore a spese degli italiani - è lo sfogo sui social - Non solo non si sono ritirate le concessioni ma ora lo Stato entra con i soci privati (i tanto odiati Benetton) in Aspi. Cosa vuol dire? Che oltre a stare in coda gli italiani, e soprattutto i liguri, pagheranno pure il conto dei cantieri con i loro risparmi e le loro tasse. E magari, sia pur ridotto, ai soci andrà anche un risarcimento. Il gioco non cambia, le regole neppure: cambia solo che ci costa qualcosa. E non poco credo. Tanto qui, anche stamani siamo in coda, a senso unico alternato».

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