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Martedì, 21 Maggio 2024
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Giornata Ambiente, l'appello delle associazioni liguri: "No alle costruzioni in aree a rischio inondazione"

Le associazioni, con una lettera aperta, chiedono ai consiglieri regionali di respingere in commissione la delibera: "Altrimenti si consentirà di edificare anche in aree a rischio inondazione"

Nella giornata mondiale dell’ambiente e in occasione del voto imminente in consiglio regionale, i presidenti regionali di Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Wwf e Pro Natura Genova hanno firmato una lettera aperta per chiedere ai consiglieri regionali di respingere all’unanimità la delibera dell’11 maggio 2023 che consentirà, secondo quanto dicono, di edificare anche nelle aree a rischio inondazione poiché potrebbe mettere in pericolo persone, abitazioni e territorio. Nelle scorse settimane è stata avviata anche una petizione online per protestare contro questo provvedimento, con 10mila firme consegnate al presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che, dal canto suo, si è difeso: "Le norme di tutela del territorio sono rigorose".

Ecco il testo completo, firmato da Giorgio Di Sacco Rolla, presidente di Italia Nostra Liguria, Santo Grammatico, presidente Legambiente Liguria, Aldo Verner, delegato Lipu Liguria, Fortunato Caserta, presidente Pro Natura Genova e Marco Piombo, delegato Wwf Liguria.

In questi giorni siamo tutti rimasti sconvolti dall’entità degli eventi alluvionali che hanno colpito le regioni Emilia Romagna e Marche. Si è trattato di eventi estremi, legati al cambiamento epocale del clima, che si prevede diventeranno sempre più frequenti se non si ridurranno le emissioni di gas clima alteranti legati alle attività umane. Ma non è solo questo: in Italia ci sono anche anni di colpevole sottomissione del territorio alle regole della cementificazione.

Ebbene, mentre vediamo i reportage che descrivono la devastazione senza precedenti avvenuta pochi giorni fa in Emilia Romagna, notiamo con stupore e indignazione che in Liguria si stanno, proprio in questi giorni, mettendo le basi per una devastazione simile nel prossimo futuro. 

La Regione Liguria, con la giunta diretta da Giovanni Toti e con tutti gli assessori favorevoli, ha votato nella seduta dell’11 maggio una delibera (mandandola al Consiglio Regionale per esprimere un parere) in cui si approva uno Schema di regolamento recante "Disposizioni concernenti l’attuazione dei Piani di bacino distrettuali, anche stralcio, per le aree a pericolosità da alluvione fluviale e costiera.”

In tale delibera, che divide il territorio ligure in tre fasce di zone di rischio la P3 (alto) P2 (medio) P1 (normale), si introducono delle sottocategorie in modo tale che anche nelle aree ad alto e medio rischio si potrà, a determinate condizioni, costruire.

Certo, il Presidente Toti, l’Assessore Giampedrone e altri si affannano a dire che queste possibilità saranno condizionate a studi, verifiche, approfondimenti e che utilizzeranno aree in cui i dati indicano un rischio relativamente minore. 

Ma quali dati? Basati sullo storico, in cui non esistevano “bombe d’acqua” e eventi estremi? O chiederanno agli scienziati che si occupano di clima e rischio idrogeologico le previsioni per il futuro? Queste decisioni, sia concettualmente che concretamente, non potranno far altro che accentuare il pericolo sul territorio e quindi esporre vite umane a precarietà e pericolo. 

Hanno valutato i nostri amministratori gli scenari di cambiamento climatico? Non sono certo le competenze scientifiche che mancano nel nostro paese. O hanno invece ceduto, con questa delibera, a pressioni che arrivano da più parti per costruire ancora, nelle colline o in pianura come nelle aree fluviali e limitrofe, case, capannoni, manufatti, impianti, infrastrutture? 

Da sempre, nei rapporti Ispra sul Consumo di Territorio, la Liguria è tra le prime regioni in Italia in testa a questa poco invidiabile classifica. E allora ci si aspetterebbe un atteggiamento più cauto rispetto alla gestione del territorio e su quanto e cosa si deve costruire o non costruire. 

Di fatto, questa delibera è una condanna annunciata per il territorio, per le persone, la biodiversità, per le stesse attività economiche i cui costi al pubblico non sono ora quantificabili, ma che appare ancora più spaventosa alla luce di quanto appena successo in Emilia Romagna. Chi la propone e la approva è disposto a prendersi la responsabilità di fare tutto quello che più sopra abbiamo richiamato? 

Per questo ci auguriamo che il Consiglio Regionale, in sede di commissione competente che si riunirà prossimamente, sia più saggio della giunta regionale e respinga questa misura all’unanimità.

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