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Sì al titolo professionale declinato al femminile: anche a Genova sdoganato “architetta”

Il Consiglio dell’Ordine degli architetti del capoluogo ligure annuncia: le iscritte possono adottare il titolo professionale declinato per genere. Prima anche Roma, Torino, Milano, Modena e Treviso

Prima le province di Roma, Torino, Milano, Modena e Treviso, poi la Sardegna, e adesso arriva anche Genova: il consiglio dell’Ordine degli architetti del capoluogo ligure ha sancito ufficialmente la possibilità, per le sue iscritte, di declinare il proprio titolo al genere cui appartengono, e dunque al femminile. 

«Sentito anche il parere della propria Commissione Pari Opportunità, il Consiglio segnala ai propri iscritti che vi è libertà di adottare il titolo professionale anche declinato al femminile - architetta, paesaggista, pianificatrice territoriale, conservatrice - che può comparire nelle carte intestate, timbri ufficiali, nelle comunicazioni professionali e nei cartelli di cantiere», si legge in una nota diffusa sul sito dell’Ordine degli architetti di Genova. 

Una precisazione per molti parecchio attesa e soprattutto lontana dalla semplice formalità, piuttosto una conquista, soprattutto in un periodo in cui molto si discute della necessità di trovare nuove modalità di descrivere la professionalità e superare preconcetti e pregiudizi. Il dibattito è d’altronde acceso ormai da tempo e si allarga ad altre professioni e declinazioni: sdoganato ormai "sindaca", si dibatte ancora sulla possibilità di usare “avvocata”, “ministra”, “prefetta”.

Vera Gheno, sociolinguista, docente universitaria e membro della redazione di consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca, ne aveva già parlato con cognizione di causa, ricordando però che «l’esistenza dei femminili non è una novità; casomai, si può dire che sia diventata solo recentemente argomento di discussione pubblica. Ma i femminili non nascono con Laura Boldrini, come molti sembrano credere, e nemmeno con le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana (1987) di Alma Sabatini, che fu tra le prime a compiere una ricerca sistematica sull’argomento per l’italiano». Per Gheno, «l’approccio più logico alla questione dei femminili dovrebbe partire dall’identificazione della categoria di appartenenza del sostantivo con cui si ha a che fare. Successivamente, si potrà procedere a individuare l’eventuale femminile più corretto».

Che la si consideri una conquista simbolica o una necessaria evoluzione, l’Ordine degli Architetti di Genova ha voluto comunque precisare che la possibilità non è un obbligo: «L’auspicio è che questa libertà  possa consentire un riconoscimento professionale più eterogeneo ed equo - spiegano dall’Ordine - seguendo le indicazioni degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2020 delle Nazioni Unite, e favorire un linguaggio non discriminante».

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