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Martedì, 28 Maggio 2024
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Tracollo demografico, i morti sono tre volte i nati a Genova

Per il docente di Urbanistica Gastaldi si tratta di 'urban shrinkage': "un restringimento urbano che riguarda soprattutto le città post industriali che non riescono a trovare solide strategie di sviluppo e rilancio"

Genova è una città demograficamente moribonda. Lo sembrava già dopo il 1965 con la perdita del 35% dei suoi residenti ma ora la pandemia le ha dato il colpo di grazia. Secondo Francesco Gastaldi, genovese, professore associato di Urbanistica a Venezia, si tratta di 'urban shrinkage', ovvero "un fenomeno di restringimento urbano che riguarda soprattutto le città post industriali che non riescono a trovare solide strategie di sviluppo e rilancio".

Cinque anni fa il sindaco Bucci, in campagna elettorale, aveva fatto dell’inversione del trend demografico uno dei suoi cavalli di battaglia: “La mia giunta si è posta il target di arrivare a 700mila abitanti nel giro di 5 o 6 anni” dichiarava Bucci il 18 ottobre 2017. Ma leggendo i dati sulla popolazione residente in questi ultimi quattro anni si nota che la decrescita della popolazione genovese non si è fermata, ma si è perfino accelerata.  

Messo davanti ai numeri il sindaco ha cercato altri dati di interpretazione: la prima quella di non considerare più il saldo naturale (nati-decessi) ma solo il saldo migratorio (immigrati-emigrati), che risulta però sempre in negativo; la seconda di contare attraverso le celle telefoniche le persone presenti sul territorio che di fatto, però, possono anche non essere residenti; la terza di guardare alle fasce di età, per Bucci, ad esempio, tra i 35 e i 55 cìè un calo, "perché probabilmente molti genovesi si spostano per motivi di lavoro o personali".

Un'analisi recente è stata svolta proprio dal docente genovese Gastaldi che ha parlato di tracollo demografico all'incontro del Rotary Genova Centro Storico che si è tenuto alle Terrazze di Palazzo Ducale, mercoledì scorso.

Professore come sta la popolazione genovese?

"Gli ultimi dati di fonte Istat al 1 settembre 2021 ci dicono che i residenti sono 553.947 con un calo di 4.983 abitanti rispetto al 1 gennaio 2021 (inizio di questo anno), nei primi 8 mesi dell'anno si sono registrati 2.124 nati, 5.561 morti, 6.487 nuovi iscritti all'anagrafe (provenienti da altri comuni italiani o dall'estero) e 8.033 cancellati (verso altri comuni italiani o verso l'estero). Fra questi ultimi anche stranieri che ritornano in patria (ad esempio ecuadoriani) o che si trasferiscono in altre regioni italiane o altri paesi europei. Nel 2020, anno nero del covid, i morti sono stati 3 volte i nati (3.308 nati e 10.031 morti). Non stiamo bene, nel 2020 e 2021 le cose sono peggiorate".

Il sindaco di Genova però dice che i dati Istat non sono gli unici a cui riferirsi.

"I dati Istat sono raccolti in modo omogeneo e con lo stesso metodo (che deriva da leggi nazionali) in tutti i comuni italiani e permettono confronti sincronici e diacronici, si possono confrontare evoluzioni fra dati omogenei. È vero che nelle città, soprattutto i capoluoghi regionali ci sono anche quote variabili di popolazione presente (studenti, lavoratori fuori sede, turisti, pendolari), ma non residente, ma questo avviene in molte città metropolitane e questo fenomeno c'era anche 40 anni fa (pensiamo ai lavoratori delle grandi fabbriche genovesi del ponente che provenivano anche dall'entroterra e dalle campagne dell'appennino".

Sbagliato, dunque, contare gli abitanti in base alle celle telefoniche.

"È un altro metodo, non ufficiale, che tiene conto della popolazione presente, pensiamo ai camionisti che ogni giorno si dirigono verso i varchi portuali o in estate le persone verso il porto traghetti. Sarebbe come se Milano contasse le persone che transitano da stazione centrale che sono circa 350mila ma ciò non vuol dire che siano residenti effettivi".

L'obiettivo di raggiungere 700mila abitanti è realistico?

"Attualmente nessun indicatore statistico ci dice che questo obiettivo sia alla portata di mano; continua una lenta, ma costante diminuzione della popolazione. Si tratta forse di una delle emergenze principali della città, ma allo stesso tempo è un tema poco dibattuto, quasi esorcizzato, e si è ormai lontani dalla quota dei 700mila abitanti residenti e lontanissimi dal massimo storico raggiunto dalla città nel 1965 con 848.121 abitanti, da allora la città ha perso il 35% dei suoi residenti.  A Genova l’emergenza demografica ha radici molto profonde e lontane nel tempo, ormai è un dato strutturale, complice un tasso di natalità tra i più bassi d’Italia e un tasso di mortalità fra i più alti del Paese. Il decremento degli italiani per anni è stato parzialmente compensato dai flussi di stranieri in entrata e dal contributo alla natalità dato da questi ultimi".

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