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Degrado urbano

Dall'Emilia in visita al Galliera: «Benedico la mia Regione»

Mura delle Cappuccine · Carignano

Ieri mi sono recata in visita al reparto di medicina critica all''ospedale Galliera di Genova. Appena entrata nel reparto sono rimasta disorientata, non capivo se ero in un locale di passaggio e quindi di accesso al reparto, o semplicemente se mi fossi sbagliata. Dopo aver attraversato una porta vetrata in legno scrostato e impolverato infatti sono passata in un corridoio dove all'inizio c'era qualche box con dentro o l'infermeria o qualche degente, poi l'incubo: un corridoio in cui tra un letto e l'altro, e tra il letto e lo spazio di passaggio comune a tutti, solo qualche tenda in nylon a divisoria tra persone in gravi o gravissime condizioni. Senza privacy alcuna, senza dignità alcuna, con alle spalle un lavandino e uno specchio di secoli fa, quasi arredo di una cantina dimenticata.

E l'assurdo di questa situazione è che i malati (spesso terminali) possono ricevere assistenza solo in due momenti diversi della giornata, con orari rigidi e assurdi, se si pensa alla loro condizione e al bisogno a volte estremo di assistenza, che ovviamente non potendo essere 1 a 1 il rapporto infermiere-malato, costringe i malati a ore di solitudine e attesa.

Il tutto in un lazzaretto dove la dignità del malato non è contemplata, la serenità dell'ultimo e penoso periodo della sua vita nemmeno, e dove viene meno anche la possibilità dell'affetto vitale e continuativo dei familiari, necessario come l'aria per gli occhi angosciati e disperati di chi (come nel nostro caso) ha un proprio caro che ogni giorno ci saluta pensando che potrebbe essere l'ultima volta.

Io vivo in provincia di Reggio Emilia e per i motivi più svariati ho frequentato gli ospedali di Reggio Emilia, Parma, Ravenna, ma mai e poi mai mi è capitata una situazione di questo genere. E sempre di più benedico la Regione in cui vivo, per i servizi e per la dignità riconosciuta sempre alle persone, in tutte le situazioni, ma ancora di più ai malati in ogni condizione essi si trovino.

Con questo messaggio voglio esprimere angoscia e disperazione per chi è costretto a lasciare in questa condizione da terzo mondo il proprio caro, e senza nemmeno poterlo assistere come e quanto vorrebbe. Ma come è possibile tutto ciò, mentre Genova ospita l'acquario più grande d'Europa, ha abbellito con mille orpelli il Porto Antico, rivalutato i vicoli, che Sgarbi ha definito capitale della cultura. È una vergogna assoluta, un paradosso.

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