Pranzo di Natale, cosa non può mancare sulla tavola dei genovesi

Dai "lumin", realizzati con la buccia dei mandarini, ai natalini, dai rami d'alloro al pandolce. Ecco com'era il pranzo di Natale ligure della tradizione

Anche Genova ha i suoi rituali per Natale, fatti di antiche usanze, leggende e tradizioni che si tramandano di generazione in generazione.

E allora, forse non tutti lo sanno, ma - come spiega il portale istituzionale LaMiaLiguria - il giorno di Natale i bambini una volta andavano a comprare il pane, e i commercianti nel pacchetto infilavano anche qualche torroncino, come augurio rivolto ai più piccoli.

Ma non solo: in tavola non poteva assolutamente mancare la michetta di pane bianco da dare ai poveri, e poi lo scopino d'erica, la manciata di sale e la "cassoa" (il mestolo forato) erano insostituibili oggetti della tradizione.

La stanza da pranzo era addobbata a festa, con decorazioni fatte di maccheroni, noci, nocciole, bacche di ginepro, alloro e ulivo, per non parlare del pungitopo, raccolto nell'entroterra.

E poi anche la tavola andava decorata: e dunque largo a noci (simbolo di ricchezza), rami di alloro, torroncini, dolci e "lumin" realizzati con la buccia dei mandarini - colmi d'olio con uno stoppino al centro - da accendere all'inizio del pranzo.

Cosa non mancava, tra le specialità da gustare? Sicuramente i natalini, serviti in brodo di cappone con trippa e rondelle di salsiccia (che simboleggiavano le monete), poi cappone e sanguinaccio con radici di Chiavari. E poi, pere martine sciroppate e pandolce.

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Anche qui però bisognava osservare le antiche usanze: era il più giovane della famiglia a togliere il ramoscello d'alloro decorativo sul pandolce, e poi il più anziano serviva le porzioni, mettendo sempre da parte una fetta per i poveri.

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